Le denunce di infortunio sul lavoro salgono, i decessi scendono e le malattie professionali segnano il livello più alto mai registrato. Sono i tre numeri principali della relazione che l’Inail ha portato mercoledì 23 settembre alla Camera dei Deputati, riferita all’andamento del 2025.
Nel corso dell’anno sono arrivate 600mila denunce di infortunio, l’1,2% in più del 2024. Una parte di queste, 519mila, riguarda lavoratori dipendenti e autonomi. Le restanti 81mila coinvolgono studenti, coperti dalla polizza assicurativa estesa ai percorsi di alternanza scuola lavoro.
Sul fronte dei casi mortali il segno cambia. Le denunce di incidente con esito letale sono state 1.198, il 3,3% in meno rispetto all’anno precedente. È l’unico dei tre indicatori a muoversi in direzione favorevole, e nella relazione compare come il dato che l’istituto sceglie di mettere in evidenza.
Le malattie professionali vanno nella direzione opposta a quella dei decessi: secondo l’Inail non sono mai state così numerose. Il resoconto diffuso mercoledì non riporta, per questa voce, né la cifra assoluta né la percentuale di crescita, quindi qui non viene stimata nessuna delle due.
Il quadro che emerge non è lineare. Più persone si fanno male sul lavoro, meno muoiono per un infortunio, e più lavoratori si ammalano per cause legate all’attività svolta. Tre curve che raccontano rischi diversi: la sicurezza fisica immediata migliora sul fronte più grave, mentre l’esposizione quotidiana a rischi meno visibili, quella che produce malattia nel tempo, peggiora.
La presenza degli studenti tra i 600mila casi merita un’attenzione separata. Ottantunomila denunce su una platea che fino a pochi anni fa non rientrava nelle statistiche Inail segnalano quanto sia cresciuta la copertura assicurativa dei percorsi scuola lavoro, non necessariamente quanto siano diventati più pericolosi. L’obiettivo dichiarato dietro l’estensione delle tutele, spiega la relazione presentata alla Camera, resta ampliare la platea coperta dall’assicurazione, non ridurre gli infortuni in sé. Restano fuori da questo conteggio i lavoratori che, pur avendo subito un incidente, non presentano denuncia formale all’istituto: un margine che nessuna relazione ufficiale può quantificare da sola.
Per chi lavora in un settore a rischio, il dato da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è il totale delle denunce ma la sua composizione. Se la crescita delle malattie professionali continua a superare quella degli infortuni acuti, la prevenzione aziendale dovrà spostarsi dagli incidenti puntuali all’esposizione prolungata, con controlli sanitari periodici da programmare per tempo. Il calo dei decessi, per quanto incoraggiante, non cancella l’aumento generale delle denunce: sono due tendenze che vanno lette insieme, non l’una al posto dell’altra.
Dati tratti dalla relazione Inail sul 2025, illustrata alla Camera dei Deputati e riportata da Tgcom24 nell’articolo di Giulia Ronchi di mercoledì 23 settembre 2026.