L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato ad aprile le regole tecniche sui registratori telematici e ha chiarito quando la chiusura estiva di negozi, bar e ristoranti va segnalata al Fisco. La soglia è precisa: dodici giorni. Sotto quella cifra non serve fare nulla. Sopra, conviene muoversi per evitare che il sistema legga uno stop come un’anomalia. Il motivo è tecnico: da quando POS e registratore telematico sono collegati per obbligo, l’Amministrazione finanziaria segue con più attenzione ogni interruzione nella trasmissione dei corrispettivi. La stretta riguarda soprattutto chi emette scontrini tramite POS integrato alla cassa, la configurazione più diffusa oggi tra bar, ristoranti e negozi al dettaglio.

Chi resta chiuso per ferie prolungate o per una pausa stagionale può impostare il registratore telematico sullo stato «fuori servizio». La procedura corrisponde a un evento specifico, identificato con il codice 608 e riservato ai periodi di inattività, introdotto nell’aggiornamento delle specifiche tecniche pubblicato in primavera. Attivarlo comunica al sistema che l’assenza di trasmissioni dipende da una chiusura programmata, non da un guasto o da un’omissione. Il registratore telematico può inviare diversi tipi di segnalazione allo stesso sistema, e quella dedicata alle pause è pensata apposta per i casi in cui l’esercente non conosce in anticipo la durata esatta dell’inattività.

Dodici giorni è anche il tempo massimo entro cui i corrispettivi vanno registrati e trasmessi per legge, ed è per questo che la soglia coincide con quel numero. Un’attività che chiude per una settimana può lasciare il registratore acceso come sempre, senza toccare nulla. Oltre le due settimane la segnalazione resta comunque facoltativa: la norma non la impone nemmeno per chi si ferma un mese intero, la propone come misura di prudenza contro richieste di chiarimento successive.

Per un ristorante o un bar che chiude a Ferragosto e riapre a inizio settembre, lo stop supera facilmente le due settimane: in quel caso la segnalazione preventiva evita di dover spiegare dopo perché il registratore è rimasto muto per giorni. Per chi invece si ferma solo una settimana, come capita a molti negozi di quartiere, non cambia nulla nella gestione ordinaria.

Un dettaglio spesso frainteso riguarda quale apparecchio si ferma davvero. A interrompersi è il registratore collegato ai pagamenti elettronici, il dispositivo che emette lo scontrino, non il terminale POS su cui il cliente passa la carta. Al rientro non serve alcuna comunicazione aggiuntiva: il sistema riprende a funzionare in automatico appena parte il primo invio dei corrispettivi. Le indicazioni arrivano da un approfondimento di Adnkronos, che richiama le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate aggiornate nella primavera di quest’anno.

Per chi gestisce un ristorante, un bar o un negozio la scelta pratica è semplice: se la chiusura estiva supera le due settimane, meglio impostare lo stato «fuori servizio» prima di partire. Così si evita di ritrovarsi a settembre con una richiesta di chiarimenti da parte del Fisco. Chi ha dubbi sulla propria situazione specifica può verificare la procedura direttamente sul portale dell’Agenzia delle Entrate o chiedere conferma al proprio commercialista.

Adnkronos ha pubblicato l’approfondimento richiamando le specifiche tecniche che l’Agenzia delle Entrate ha aggiornato nell’aprile 2026.