Il Bollettino economico pubblicato dalla Banca Centrale Europea giovedì 24 settembre contiene uno studio, a cura degli economisti della BCE Haroutunian, Orlygsson e Schro, che proietta l’andamento della popolazione nell’area euro fino alla fine del secolo. La conclusione più netta riguarda l’Italia: insieme alla Germania, guiderà il calo demografico previsto per il 2100, mentre la Spagna andrà in direzione opposta.

Il lavoro si basa su EUROPOP, il report periodico con cui Eurostat calcola scenari di lungo periodo, riconosciuti a livello ufficiale, sulla struttura della popolazione europea. Non sono previsioni puntuali ma ipotesi costruite su più variabili, e proprio per questo la revisione tra un’edizione e l’altra dice molto sulla direzione del fenomeno. Nell’edizione più recente, quella del 2025, il numero di abitanti dell’area euro dovrebbe ancora salire fino a toccare quota 361,4 milioni: la data indicata per quel picco è il 2037.

Da lì in avanti la traiettoria si inverte, e cambia anche la composizione anagrafica: più anziani, meno bambini e una fetta più piccola di persone nella fascia lavorativa. Il tasso di natalità è il nodo centrale di tutto il ragionamento. Nel 2024 si sono contati 1,33 figli per ogni donna nell’area euro, un valore che secondo lo studio scenderà ancora fino al 2026 prima di risalire molto lentamente: la proiezione parla di 1,46 nel 2050 e di 1,53 nel 2100, entrambe cifre più basse rispetto a quanto ipotizzato nella versione precedente del report, quella del 2023.

Gli autori collegano la frenata delle nascite a fattori che vanno oltre il reddito: tra questi citano l’istruzione più alta e l’indipendenza economica delle donne, la scarsità di case disponibili per le giovani coppie, e una crescente distanza di visione politica tra ragazzi e ragazze che, scrivono, rende più complicato trovare un partner con valori simili. Sommando questi effetti fino al 2100, la stima del calo di popolazione arriva a 12 milioni di persone in più rispetto a quanto calcolato due anni prima.

Germania e Italia pesano più di ogni altro paese su quel numero: la prima perderebbe 9,4 milioni di abitanti, la seconda 5,4 milioni, sempre nell’orizzonte 2100. La Spagna va nella direzione opposta, con un aumento stimato di 4,6 milioni che compensa solo in parte le due perdite maggiori, e che secondo lo stesso studio la porterà a superare l’Italia per numero di residenti proprio entro la fine del secolo.

L’effetto si concentra soprattutto sulla fascia 0-14 anni, e coinvolge in parte anche chi è in età da lavoro. Per il 2100 lo studio indica una forza lavoro potenziale di 175 milioni di persone nell’area euro, sette milioni in meno rispetto alla stima del 2023 e ben sotto i 228 milioni attuali.

Da questi numeri arriva anche l’indicazione politica del documento: senza riforme che spingano più persone a restare o entrare nel mercato del lavoro, il calo demografico peserà sulla crescita potenziale dell’area euro. Lo studio aggiunge un avvertimento sui conti pubblici, segnalando che l’aumento della spesa pensionistica insieme a una base di contribuenti più piccola metterà sotto pressione i bilanci statali, in particolare nei paesi che partono già da conti più fragili.

Chi oggi ha meno di quarant’anni vedrà l’impatto di queste dinamiche proprio nel sistema pensionistico su cui sta versando i contributi: le regole con cui andrà in pensione dipenderanno dalle riforme che i governi decideranno di fare, o di non fare, nei prossimi anni.

Dati e citazioni tratti dal Bollettino economico della BCE pubblicato il 24 settembre 2026, come riportato da Money.it in un articolo di Laura Naka Antonelli.