Circa trenta cartiere italiane, una impresa su cinque tra le 150 associate ad Assocarta, hanno fatto sapere che potrebbero fermare gli impianti entro le prossime settimane, a meno che il prezzo del gas non scenda. Sei stabilimenti hanno già interrotto l’attività nel corso del 2026, allungando le manutenzioni programmate pur di non produrre in perdita. Lo riporta Il Sole 24 Ore.

Il settore della carta è tra i più energivori dell’industria italiana e la bolletta del gas pesa per circa il 40% sui bilanci degli stabilimenti. Nei giorni scorsi il prezzo è arrivato fino a 85 euro a megawattora, un livello che secondo gli imprenditori ha eroso quasi del tutto i margini residui. Il comparto aveva già attraversato una crisi simile nel biennio 2022-2023, quando lo scoppio del conflitto russo-ucraino fece esplodere i costi energetici in tutta Europa.

Il presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, chiede un intervento pubblico immediato. Propone di sospendere o restituire alle imprese il gettito Iva che cresce insieme al costo energetico, così da compensare almeno in parte l’aumento. Poli riferisce segnalazioni sempre più allarmanti da parte degli associati e ricorda che alle cartiere è legata anche la filiera del riciclo urbano.

A Salerno la Cartesar ha bloccato gli impianti da oltre una settimana. L’azienda ricicla circa il 70% della carta raccolta ogni anno in Campania e il suo piazzale, racconta l’amministratore Carlo De Iuliis, si sta riempiendo di materiale in attesa di lavorazione. Nel distretto storico di Lucca altre due cartiere hanno preso la stessa decisione.

In Umbria le Cartiere di Trevi, che danno lavoro a 75 persone, portano avanti solo gli ordini già acquisiti. Franco Graziosi, che guida l’azienda, spiega che le spese energetiche sono più che raddoppiate e che la situazione viene valutata giorno per giorno: se l’energia resta cara ancora poche settimane, anche Trevi potrebbe fermarsi. Graziosi contesta l’assenza di sostegni pubblici paragonabili a quelli di Germania e Francia, che a suo dire destinano risorse comunitarie a sostegno delle imprese energivore, e chiede un credito d’imposta dedicato agli shock energetici temporanei.

Il rischio più immediato riguarda il riciclo comunale. Se le cartiere restano ferme, i Comuni potrebbero dover spedire la carta da riciclare all’estero, pagando per smaltirla invece di conferirla a un impianto italiano. Le aziende che scelgono di restare aperte tendono invece a scaricare l’aumento dei costi sui clienti a valle: imballaggi e scatole di cartone diventano più cari, e l’effetto finisce per riflettersi anche sui prezzi al consumo.

Per chi lavora nella filiera cartaria o dipende da imballaggi in cartone, il numero da monitorare nelle prossime settimane è il prezzo del gas sul mercato all’ingrosso. Se il prezzo resta vicino agli 85 euro a megawattora già toccati nei giorni scorsi, le fermate temporanee annunciate rischiano di diventare chiusure definitive prima che arrivi un sostegno statale.

Dati e dichiarazioni raccolti da Il Sole 24 Ore in un articolo pubblicato mercoledì 16 settembre 2026.