Il governo prepara un decreto interministeriale che rimetta in moto le accise mobili applicate ai carburanti. Secondo QuiFinanza, la scelta di smettere di prorogare lo sconto sul diesel è durata meno di un giorno. Il ripensamento è arrivato appena si sono visti gli effetti della scadenza alla pompa.
Il primo effetto riguarda i tetti di prezzo che alcune compagnie avevano introdotto nei giorni precedenti. Senza lo sconto fisso, il limite massimo è salito di circa 6 centesimi. Eni aveva aperto la strada con il suo price cap, poi arrivato anche da Ip e Q8. Ora la lista comprende le stazioni Esso e Tamoil.
Sei centesimi non pesano molto sul conto di un singolo pieno. Pesano però sul piano politico, perché il governo contava su quei tetti per frenare i prezzi senza appesantire il bilancio dello Stato. Con il rialzo, quella scommessa ha perso parte del suo valore proprio nel momento in cui l’esecutivo l’aveva scelta come alternativa.
Il meccanismo delle accise mobili funziona così: quando il prezzo alla pompa sale, l’Iva raccolta dallo Stato supera le previsioni. Quella quota in più può servire ad abbassare l’aliquota delle accise, cioè l’imposta che grava su ogni litro. In sostanza il fisco restituisce una parte di ciò che ha guadagnato dai rincari.
Questa volta il margine di manovra dovrebbe essere più ampio rispetto agli ultimi interventi. A settembre gli automobilisti hanno pagato prezzi più alti, quindi il gettito Iva aggiuntivo è maggiore. QuiFinanza non indica però quanto valga la dote né di quanto scenderebbero le accise: sono due numeri che il decreto dovrà chiarire.
Il dossier carburanti si intreccia con la trattativa a Bruxelles. L’idea di una tassa europea sugli extraprofitti delle aziende del settore energia ha l’appoggio dell’Italia e di cinque altri Paesi: Polonia, Portogallo, Spagna, Austria e Germania. Se ne dovrebbe discutere tra Eurogruppo ed Ecofin, ma resta da chiarire con quale formula arriverà sul tavolo dei ministri.
C’è poi un secondo fronte. Roma chiede di leggere con più flessibilità la regola sulla spesa prevista dalle nuove norme europee di bilancio. Non significa nuovo deficit. Potrebbe però liberare un po’ di spazio per la manovra del prossimo anno.
Quello spazio serve, perché il piano di finanza pubblica presentato dal governo ammette poco deficit. Le misure centrali dell’agenda, il taglio dell’Irpef e il rinnovo delle tassazioni agevolate, devono trovare copertura dentro quei limiti. Ogni euro speso per contenere i carburanti è un euro che manca altrove.
Per chi riempie il serbatoio ogni settimana, il punto da seguire è la pubblicazione del decreto. Fino ad allora il prezzo alla pompa resta quello senza sconto, con i tetti delle compagnie già spostati verso l’alto.
Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia mercoledì 7 ottobre 2026 a firma di Claudio Cafarelli.