Il Canada ha varato una serie di dazi di ritorsione contro un ampio paniere di merci statunitensi, con un’imposta che tocca il 50% su alcune categorie e si ferma al 15% su altre. Le nuove tariffe scatteranno l’8 settembre, una data che Ottawa aveva già anticipato nei giorni scorsi.
La mossa arriva dopo che sabato Washington ha alzato al 50% le tariffe su un’ampia fetta dei prodotti canadesi. Da alleati commerciali storici, Stati Uniti e Canada sono ormai dentro una vera escalation daziaria, con misure che si rincorrono da una sponda all’altra del confine in poche settimane.
Per attutire il colpo sull’economia interna, il governo canadese ha messo sul piatto 5,4 miliardi di dollari destinati a sostenere aziende e lavoratori esposti alle tariffe americane. Il fondo dovrebbe coprire i settori più colpiti dall’export verso gli Stati Uniti, dall’agroalimentare alla componentistica industriale, anche se Ottawa non ha ancora reso pubblici i criteri di ripartizione tra i comparti.
Sul fronte politico, il presidente statunitense Donald Trump ha rincarato la dose attraverso un messaggio pubblicato sul social Truth, definendo il Canada “difficile e irragionevole” e sostenendo che avrebbe derubato gli Stati Uniti nel corso dei decenni. Lo ha accusato di aver imposto ai suoi agricoltori dazi “del 400% e oltre” e di aver, a suo dire, messo in ginocchio diverse aziende americane di valore.
Trump ha aggiunto un altro dettaglio alla lista delle lamentele: secondo lui, Ottawa si sarebbe rifiutata per un decennio di certificare gli aerei Gulfstream, favorendo invece i jet Learjet prodotti dalla canadese Bombardier, uno stallo che si sarebbe sbloccato solo con il suo intervento diretto. Nessuna di queste affermazioni è accompagnata da dati verificabili nella fonte, e restano quindi la versione di una sola parte in causa.
Nello stesso post il presidente ha scritto di star pensando seriamente a ribattezzare il Lago Ontario come Lago America, spiegando che gli americani avrebbero sempre meno rapporti con la provincia. È un dettaglio che non ha alcun peso economico, ma segna il tono della disputa: da negoziato commerciale a scontro personale tra i due governi.
Al momento non risulta un canale di mediazione attivo tra Ottawa e Washington, e nessuna delle due parti ha indicato una soglia oltre la quale sarebbe disposta a fare marcia indietro. Con entrambi i fronti che hanno già alzato le tariffe due volte in un mese, il rischio è che l’escalation continui a muoversi per ritorsioni successive più che per un accordo negoziato.
Per chi in Italia investe in titoli industriali o del comparto agroalimentare con un’esposizione significativa al mercato nordamericano, la disputa tra Canada e Stati Uniti è un indicatore da seguire: se la logica del dazio su dazio si consolida come standard, lo stesso schema potrebbe estendersi ai rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea nei prossimi mesi.
Ricostruzione basata su quanto riportato da Agi.it il 25 agosto 2026.