Un test su un percorso di prova di 70 chilometri, con l’asfalto sopra i 36 gradi, mostra quanto pesano sui consumi le soste sotto il sole. Il tragitto includeva quattro fermate di trenta minuti a pieno sole. Il risultato: sull’intero tragitto sono stati consumati 3,43 kWh in più rispetto a un giro identico senza fermate, con un incremento vicino al 29% su quella prova. Lo riporta Money.it, che ha raccolto i dati di più test sul campo condotti nei mesi più caldi.

La causa è l’abitacolo, non la strada. Quando la vettura resta ferma sotto il sole per qualche decina di minuti, l’aria interna e le superfici come plancia e sedili accumulano calore fino a sfiorare i 60 gradi. Alla ripartenza il climatizzatore non deve solo raffreddare l’aria: deve anche smaltire il calore che i materiali continuano a rilasciare per diversi minuti. Restano dati di un singolo test su un solo percorso. Il risultato non equivale a una media di settore, ma indica comunque quanto le soste al sole pesino più della semplice guida con caldo stabile.

La differenza si vede nei numeri assorbiti dal sistema. Durante una guida regolare, a temperatura già stabile, il climatizzatore lavora con una potenza che va da 0,5 a 0,6 kW. Dopo una fermata prolungata sotto il sole, quell’assorbimento può salire fino a 3,6 kW, quasi sei volte tanto. È questo scatto improvviso, non la marcia a regime costante, a pesare di più sui consumi complessivi.

Le batterie al litio rendono al meglio dai 20 ai 25 gradi. Sopra i 35 gradi esterni entra in funzione il sistema di gestione termica della batteria, il Battery Thermal Management System, che fa circolare un fluido refrigerante attorno alle celle per rallentare il degrado nel tempo. In estate, con un uso stradale ordinario, i consumi medi aumentano dal 10 al 15 per cento. Solo condizioni estreme, come l’alta velocità unita a oltre 40 gradi, portano a cali di efficienza più marcati.

Il freddo pesa ancora di più. Le basse temperature possono tagliare l’autonomia dal 10 al 30 per cento. Nei casi più estremi, con giornate sempre sotto zero, la perdita arriva fino al 40 per cento.

Le contromisure sono semplici e cambiano poco la routine di ricarica. Attivare il clima dell’abitacolo da remoto, via app, mentre la vettura è ancora collegata alla presa sposta il consumo di picco sulla rete elettrica invece che sulla batteria di bordo. Parcheggiare all’ombra o coprire il parabrezza con un pannello riflettente riduce l’effetto serra dentro l’abitacolo. Per la ricarica conviene scegliere le ore più fresche, la mattina presto o la notte, e lasciare che la batteria si raffreddi da sola dopo un lungo tratto autostradale prima di collegarla alla colonnina. Con questo caldo, meglio non superare l’80% di carica e non scendere sotto il 20% nell’uso di tutti i giorni.

Per chi guida un’elettrica con questo caldo, il dato da monitorare non è la percentuale di carica alla partenza. Sono le soste al sole lungo il tragitto, più della guida in sé, a decidere se l’autonomia dichiarata regge fino a sera.

Dati ed elementi ripresi da un articolo di Emanuela Ceccarelli pubblicato l’8 agosto su Money.it.