Quarantanove società di calcio italiane sono fallite più di una volta, un numero che la Commissione di vigilanza sulle società sportive professionistiche indica come la prova più netta della fragilità strutturale del settore. Nel suo primo anno pieno di attività, l’organismo ha chiesto poteri più ampi per intervenire prima che un club arrivi al collasso finanziario.

Il tema non riguarda solo i conti. Casi come Foggia, Crotone e la Juve Stabia (quest’ultima ancora sotto osservazione) sono finiti in amministrazione giudiziaria, a dimostrazione che i bilanci deboli possono diventare terreno fertile per operazioni poco trasparenti. Cambi di proprietà opachi e tentativi di condizionamento esterno trovano spazio proprio dove i controlli patrimoniali sono più deboli.

Il presidente dell’organismo ha per questo chiesto di dotarsi di strumenti simili a quelli già in mano alle autorità equivalenti di Francia e Gran Bretagna. L’obiettivo dichiarato è lasciarsi alle spalle l’impostazione ereditata dalle precedenti commissioni federali, per rendere possibili interventi rapidi ogni volta che emergono dubbi su legalità e trasparenza societaria.

I numeri dell’attività svolta raccontano una macchina di controllo che ha lavorato a ritmo intenso. Nei primi undici mesi di piena operatività, chiusi alla fine di agosto 2026 dopo un avvio fissato al 1° ottobre dell’anno precedente, sono state condotte 1.558 verifiche periodiche infrannuali, 1.451 nel calcio e 107 nel basket. A queste si aggiungono 1.130 controlli sui requisiti per l’ammissione ai campionati 2026-2027, 981 nel calcio e 149 nel basket. Il totale sfiora le 2.700 verifiche, con una netta prevalenza del pallone sugli altri sport monitorati.

Dalle verifiche sono emerse irregolarità raccolte in venti pareri del collegio, quindici riferiti alla federazione calcio e cinque a quella cestistica. Per produrli sono servite ventisei riunioni, più di due al mese in media, comprese due sedute tenute ad agosto, quando l’attività sportiva è quasi ferma.

Le criticità più gravi della stagione appena chiusa si sono concentrate in Serie C. Il Rimini è fallito ed è stato escluso dal campionato, l’ottavo caso di questo tipo nella categoria in dieci anni. La Ternana è fallita a fine stagione, mentre Trapani 1905, Triestina e Siracusa sono state penalizzate per obblighi federali non rispettati e sono retrocesse. Nel basket è arrivata l’esclusione del Trapani Shark, motivata con quella che l’organismo ha definito un’alterazione evidente della parità competitiva tra le squadre.

La Commissione ha anche indirizzato due segnalazioni a Governo e Parlamento. La prima riguarda l’assenza di meccanismi che verifichino come vengono spese le risorse pubbliche destinate a far crescere i calciatori. La seconda punta il dito sugli indicatori patrimoniali oggi in uso, giudicati troppo limitati per garantire che un club ammesso a un campionato sia davvero in grado di portarlo a termine.

Per chi segue una squadra di provincia o valuta un investimento in un club di categoria minore, il primo test dei nuovi poteri arriva già con i controlli di ammissione alla prossima stagione: se resteranno solo un tema di conformità formale, o se diventeranno lo strumento che anticipa i fallimenti prima che si consumino.

Dati e dichiarazioni riportati da Marco Bellinazzo su Il Sole 24 Ore in un articolo pubblicato mercoledì 23 settembre 2026.