Il nuovo BTP Green a 12 anni collocato dal Tesoro per 8 miliardi di euro ha raccolto richieste per oltre 110 miliardi. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diffuso martedì sera i dati completi sulla composizione della domanda, e il quadro che emerge dice molto su chi finanzia oggi il debito pubblico italiano legato alla transizione ambientale.
Circa l’80% del collocamento è andato a investitori classificati come ESG, quelli che integrano criteri ambientali, sociali e di governance nelle scelte di portafoglio. Tra i sottoscrittori, i gestori di fondi guidano con il 37,3%, seguiti dalle banche al 29,7%. Istituzioni governative e banche centrali hanno preso il 20,8%, fondi pensione e assicurazioni il 10%, gli hedge fund solo il 2,2%: la parte più speculativa del mercato è rimasta ai margini di un’emissione pensata per capitale paziente.
La provenienza geografica racconta un’altra parte della storia. Gli investitori esteri hanno sottoscritto il 74,7% del titolo, contro il 25,3% assegnato a soggetti italiani. Il Regno Unito da solo pesa quanto l’Italia, con il 29,7% degli ordini. Seguono i Paesi scandinavi con l’8,5%, l’area iberica con l’8,3%, il Medio Oriente con l’8,1%. Francia, Germania, Austria, Svizzera e Benelux insieme coprono poco più del 10%, e il collocamento ha coinvolto oltre 330 investitori, con base in oltre 35 nazioni diverse.
Il titolo scade il 30 ottobre 2038, matura interessi dal 29 settembre 2026 e paga una cedola annua del 4,40%, divisa in due rate semestrali. Il prezzo di emissione, 99,591, porta il rendimento lordo poco sopra il 4,49%. A gestire il sindacato di collocamento sono state sei banche capofila, tra cui Intesa Sanpaolo, BNP Paribas, Deutsche Bank e J.P. Morgan, mentre il regolamento dell’operazione cade il 29 settembre.
I proventi restano vincolati al Quadro di riferimento per i titoli di Stato green, aggiornato lo scorso dicembre secondo gli standard ICMA e la Tassonomia UE. Le risorse raccolte con le emissioni green di quest’anno si dividono tra sei filoni ambientali: dalla ricerca scientifica dedicata alla tutela di acqua e biodiversità, passando per la resilienza al cambiamento climatico, fino alle fonti pulite e al risparmio nei consumi. Le due voci più pesanti restano gli interventi sull’efficienza energetica degli edifici pubblici e gli investimenti ferroviari, dall’elettrificazione delle linee alla manutenzione dell’infrastruttura.
Per chi ha in portafoglio fondi o ETF obbligazionari governativi italiani, il segnale da tenere d’occhio non è il tasso in sé, ma la profondità della domanda estera: finché gestori e banche fuori dai confini continuano a comprare debito italiano in questa misura, lo spread con il Bund resta sotto pressione limitata anche nei collocamenti dei prossimi mesi.
Dati riportati da Money.it, che ha ripreso la nota diffusa dal MEF martedì sera sui risultati del collocamento.