Berkshire Hathaway ha portato la sua quota nel capitale di Lennar dal 6,2% di fine giugno a circa il 10%, con un pacchetto di acquisti concentrato in appena tre sedute. Il colosso Usa delle costruzioni residenziali ha reagito con un balzo del 6,3% a Wall Street nella seduta di martedì, chiudendo a 83,06 dollari.
Dai documenti che la holding ha depositato alla Sec risulta l’entità degli acquisti: un pacchetto di Classe A che sfiora i 2,7 milioni di titoli, spendendo in media 77,46 dollari per azione, per un esborso da 206,7 milioni di dollari in totale. Le operazioni si sono distribuite su tre sedute, dal 17 al 21 settembre, e hanno spinto il pacchetto di Classe A da 21.318.186 a 23.719.109 azioni, un blocco valutato 1,8 miliardi di dollari.
Nello stesso periodo Berkshire ha rastrellato anche titoli di Classe B, saliti da 462.155 a 528.217, con una spesa vicina ai 5,7 milioni di dollari e un costo medio a 75,96 dollari per titolo. Ogni azione di Classe B pesa dieci volte tanto in assemblea rispetto a una di Classe A, un dettaglio che conta quando la holding costruisce influenza dentro un consiglio di amministrazione. Berkshire ha così alzato la propria posizione dell’80% da fine giugno, oltre 10 milioni di titoli in più in meno di tre mesi.
Lennar ha perso quasi il 40% del suo valore in Borsa nell’ultimo anno, schiacciata dal costo crescente dei mutui trentennali che frena la domanda di case nuove negli Stati Uniti. Freddie Mac ha certificato che il tasso fisso medio a 30 anni è salito al 6,95%: una settimana prima era al 6,76%, un anno fa si fermava al 6,26%. Il rincaro riduce il numero di famiglie che riescono a ottenere l’approvazione di un mutuo, e si vede nei conti: nel trimestre fiscale chiuso il 31 agosto l’utile per azione si è fermato a 1,23 dollari, sotto gli 1,29 dollari previsti dagli analisti, con ricavi in calo dell’8% su base annua. Lennar ha inoltre tagliato le previsioni di consegne per il 2026, e il suo amministratore delegato Stuart Millar ha collegato la revisione ai mutui sopra il 7%, che restringono la platea di acquirenti solvibili. L’ETF XHB, che replica i costruttori edili quotati e viene gestito da State Street, ha ceduto quasi il 16% da fine giugno: un calo settoriale che rende la mossa di Berkshire ancora più controcorrente.
Catherine Seifert segue il settore per Cfra Research e, citata da Cnbc, ha inquadrato la scelta nel manuale classico della holding: comprare quando un titolo è sottovalutato dal mercato. Berkshire non è nuova al comparto delle costruzioni: possiede già Taylor Morrison, i produttori di materiali edili Johns Manville e Benjamin Moore, e dal 2003 il costruttore di case prefabbricate Clayton Homes. L’aumento della quota in Lennar conferma che Abel non ha cambiato verso rispetto all’approccio “value” di Buffett, che ha guidato la conglomerata per sessant’anni.
Chi valuta l’acquisto di una casa nei prossimi mesi si trova davanti a un paradosso: mentre un investitore istituzionale scommette sul rimbalzo del settore, i mutui restano ai livelli più alti da anni. La differenza tra le due prospettive sta nell’orizzonte temporale: Berkshire punta su un recupero pluriennale, chi firma un mutuo questa settimana paga le condizioni di oggi.
Dati e dichiarazioni ripresi dall’articolo di Forbes.it pubblicato mercoledì 23 settembre 2026.