Exor ha chiuso il primo semestre del 2026 con un patrimonio netto, il Nav, da 32 miliardi di euro, sceso del 3,7% sui dodici mesi precedenti. Lo ha reso noto l’amministratore delegato Elkann in una nota indirizzata agli azionisti, allegata ai conti della holding della famiglia Agnelli. Il valore per azione si ferma a 157,9 euro, contro i 164,4 euro dello scorso dicembre: una flessione del 3,9%.
A pesare sul calo è soprattutto Stellantis: tra le quattro grandi partecipazioni della holding, è l’unica ad aver perso terreno nei primi sei mesi dell’anno. Il rendimento complessivo del gruppo automobilistico, dividendi compresi, si ferma a meno 47%, e riduce la quota della holding da 4,25 a 2,24 miliardi di euro. Ferrari resta invece l’asset più solido: vale 12,3 miliardi di euro, in crescita del 3%.
Nonostante la frenata sull’auto, Elkann ha aperto due fronti che guardano avanti. Il primo è la cassa. Le cessioni chiuse quest’anno, da Gedi a Lifenet fino a Nuo, insieme alla vendita a Leonardo delle attività militari di Iveco e all’offerta lanciata da Tata Motors sul resto del gruppo, faranno salire le risorse libere della holding a un livello vicino ai 4 miliardi di euro. Elkann ha aperto esplicitamente alla possibilità di un’operazione della stessa taglia dell’ingresso in Philips, senza indicare un settore preciso.
Il secondo fronte è un piano di riacquisto azioni per un importo massimo di 500 milioni: partirà sul mercato e resterà attivo fino alla prossima trimestrale, attesa a marzo. La mossa arriva mentre il titolo tratta con un ampio sconto rispetto al proprio patrimonio netto, uno scarto che a fine giugno superava il 57% e che, secondo Elkann, non riflette il valore reale del portafoglio.
Il quadro descritto nella nota resta comunque segnato da un contesto complicato. Nella prima parte dell’anno le tensioni geopolitiche e l’incertezza sui mercati globali hanno pesato sul settore, e il valore delle partecipazioni quotate della holding scende a quota 24,45 miliardi, oltre un miliardo e mezzo in meno rispetto a dicembre scorso.
Non tutte le altre partecipazioni sono andate in rosso. Cnh ha reso il 27%, e la quota della holding sale a 3,62 miliardi partendo da 2,88 miliardi. Philips e Iveco hanno chiuso il semestre rispettivamente in rialzo del 6% e del 5%, mentre Juventus ha perso il 29%.
La sim Equita porta il prezzo obiettivo sul titolo a 113 euro, il 5% in più, un livello superiore del 58% alla chiusura di martedì 22 settembre. Per gli analisti della Sim il debito netto della holding scende a 1,6 miliardi di euro, un risultato legato ai proventi delle cessioni, e si avvicina praticamente allo zero: una condizione che, sommata alle risorse già annunciate, potrebbe portare la capacità di investimento reale fino a 5 miliardi, un miliardo in più di quanto dichiarato dal ceo.
Per chi ha azioni Exor in portafoglio, il prossimo segnale da seguire non è il Nav del trimestre, ma l’eventuale annuncio di un nuovo investimento: è quello a dire se la liquidità messa da parte negli ultimi due anni diventa crescita o resta ferma in attesa di un’occasione migliore.
Dati e dichiarazioni riportati da Forbes.it sulla base della nota agli azionisti del ceo John Elkann e dei conti del primo semestre 2026 di Exor, pubblicati mercoledì 23 settembre.