Piazza Affari ha chiuso venerdì 30 ottobre in netto ribasso, tra le Borse peggiori d’Europa insieme a Madrid, per colpa del tonfo di Amplifon e della debolezza di tecnologia e banche. Gli altri listini hanno sofferto meno: Parigi e Londra sono rimaste ferme, Amsterdam ha perso lo 0,6% e Francoforte è scesa dello 0,8%.
Il titolo peggiore del listino principale è stato Amplifon, la società che vende soluzioni per l’udito. Il crollo è stato del 14,5%, fino a quota 11,1 euro. Alla base ci sono i dati diffusi giovedì a Borsa chiusa. Il mercato ha reagito subito e senza sconti. Quali numeri abbiano pesato, nel dettaglio, lo dice solo il comunicato della società.
Male anche i titoli tecnologici, in linea con la fiacchezza del settore a livello globale. Technoprobe, che produce componenti per i semiconduttori, ha ceduto l’8,9%. Stm ha perso il 5,2%. Il settore, dunque, ha frenato la giornata.
Quasi tutte le banche hanno chiuso in rosso. Unicredit ha sfiorato un calo di due punti, mentre Intesa ha perso l’1,2% e Mps lo 0,7%. Tra le assicurazioni, Generali non si è mossa. A tenere a galla qualche conto sono stati i consumi: Campari ha guadagnato l’1,8% e Moncler, marchio dell’abbigliamento di lusso, il 2,4%.
Sul fronte dei titoli di Stato, lo spread (il divario di rendimento tra i Btp italiani e i Bund tedeschi a dieci anni, che misura quanto il mercato teme per l’Italia) è salito a 118 punti base dai 117 del mattino. Un movimento minimo. Il Btp decennale rende il 4,51%, secondo il dispaccio ANSA ripreso da Soldionline.
La parte più delicata riguarda però l’energia. Il gas naturale scambiato ad Amsterdam, il prezzo di riferimento per l’Europa, ha accelerato del 5,4% a mercati europei ormai chiusi. Il contratto con scadenza a dicembre vale ora 103,2 euro al megawattora. Un livello così alto non si vedeva da quattro anni. Anche il petrolio è salito, di oltre il 2% a New York, e vale 104 dollari al barile.
ANSA non spiega cosa abbia spinto il balzo del gas, quindi non ci sono elementi per attribuirlo a una causa precisa. Va notato che il rialzo è arrivato a Borse chiuse: i listini azionari lo hanno quindi scontato, se lo faranno, solo alla riapertura.
Il quadro si è complicato anche sulle criptovalute. Dopo le voci di un maxi attacco informatico a Binance, la piattaforma di scambio di criptovalute, il Bitcoin ha perso quota ed è finito sotto 78.000 dollari. L’attacco avrebbe provocato un prelievo non autorizzato da miliardi. Il condizionale va mantenuto: nel dispaccio si parla di ipotesi, non di una conferma da parte della piattaforma. Le principali monete digitali hanno perso intorno al 5%. Si sono salvate soltanto le stablecoin, i token costruiti per seguire il valore del dollaro.
Per chi ha titoli italiani in portafoglio, il primo appuntamento è la seduta di lunedì 2 novembre: dirà se il crollo di Amplifon resta un caso isolato o se la fiacchezza di tecnologia e banche si allarga. Chi ha cripto sulla piattaforma citata farebbe bene a controllare se Binance diffonde una comunicazione ufficiale.
Secondo il dispaccio ANSA ripreso da Soldionline il 30 ottobre 2026, la seduta di venerdì ha chiuso in ribasso a Milano.