Chi ha un conto deposito versa allo Stato lo 0,20% della somma che tiene sul conto, ogni anno e anche con pochi euro. Lo ricorda Money.it in una guida uscita mercoledì 30 settembre. Né una soglia di esenzione né un tetto massimo: per chi è persona fisica non ce n’è.
A pagare è il titolare, con addebito della banca al momento della rendicontazione. Sul conto cointestato l’imposta si versa una sola volta. La base di calcolo è il valore nominale, cioè il saldo che c’è davvero sul conto alla data del rendiconto, non la giacenza media. Il vincolo sulle somme cambia il tasso che la banca riconosce, ma non il bollo.
I conti sono semplici: con 25.000 euro depositati il bollo costa 50 euro all’anno, con 100.000 euro arriva a 200. Con rendiconto trimestrale, l’importo prelevato ogni volta è un quarto di quello annuo. Se apri il conto a ottobre e il rendiconto cade a dicembre, paghi solo 92 giorni.
Il conto corrente segue un’altra regola. Per una persona fisica l’imposta fissa è di 34,20 euro, e non si paga se la giacenza media resta entro 5.000 euro. Sotto quella cifra il conto deposito costa comunque fino a 10 euro. Nella fascia da 5.000 a 17.100 euro il deposito costa meno; più in alto pesa di più il bollo proporzionale.
Il vero effetto si vede sul rendimento. Il bollo toglie sempre 0,20 punti, qualunque sia il tasso, mentre la ritenuta del 26% è proporzionale agli interessi. Su un conto che rende il 4% lordo, a portarsi via il 6,8% di quanto resta è il bollo; su uno all’1% lordo ne divora il 27%. Sotto lo 0,27% lordo, secondo il calcolo di Money.it, il guadagno netto sparisce.
Un esempio con le cifre della guida: se depositi 10.000 euro e il tasso lordo è il 3%, gli interessi sono 300 euro. Di questi, 78 se ne vanno con la ritenuta, quindi restano 222 euro. Il bollo ne richiede altri 20, e il guadagno finale è di 202 euro: un rendimento del 2,02%, non il 3% scritto nella promozione.
Attenzione ai conti “a bollo zero”. Non esiste nessuna esenzione di legge: l’imposta resta dovuta, e semplicemente la banca la sostiene al posto del cliente. È una condizione di contratto, quindi va letta nel Foglio Informativo. Quattro punti da verificare: se copre tutto il saldo o la quota vincolata soltanto, se dura tutto il rapporto o solo il primo anno, se c’è un massimale e se decade con lo svincolo anticipato.
Il vantaggio ha un valore misurabile. Un conto che rende il 2,80% lordo e si accolla il bollo dà lo stesso netto di uno al 3,07% che lo lascia al cliente.
Per chi ha un conto presso una banca estera il discorso cambia: il prelievo passa dall’IVAFE, che si liquida con la dichiarazione dei redditi. Per le società il bollo sui depositi ha un tetto di 14.000 euro l’anno.
Prima di firmare, confronta le offerte sul rendimento netto, sottraendo ritenuta e bollo, e chiedi per iscritto chi sostiene l’imposta.
Secondo la guida di Money.it di Donato De Angelis, pubblicata mercoledì 30 settembre 2026.