La Commissione Europea ha reso pubblico il 17 luglio l’Electrification Action Plan, il pacchetto di 15 misure per aumentare il peso dell’elettricità nei consumi energetici europei. Il 46% è il nuovo obiettivo di elettrificazione, da centrare entro il 2040. Oggi in Europa l’elettricità copre solo il 23% dei consumi energetici finali, una quota ferma da tempo nonostante la produzione elettrica europea sia già in larga parte rinnovabile.

Circa il 70% della corrente elettrica del continente arriva infatti da fonti rinnovabili, ma la domanda energetica complessiva resta legata ai combustibili fossili: gas per riscaldare le case, benzina e diesel per i trasporti. È questo scarto, tra un’offerta elettrica sempre più pulita e una domanda che non la usa, il problema che il piano vuole affrontare.

Il traguardo indicato in precedenza, il 32% da centrare entro il 2030, è considerato ormai fuori portata dalla stessa Commissione, che lo ha sostituito con un obiettivo più alto e una scadenza più lunga. Il nuovo target del 46% entrerà nel prossimo pacchetto legislativo su energia e clima per il periodo successivo al 2030.

Bruxelles stima che il salto al 46% farebbe scendere le importazioni europee di gas oltre il 70%, quelle di petrolio sopra il 40%. Le emissioni di CO2 scenderebbero invece di circa 2.000 milioni di tonnellate, mentre la bolletta energetica del continente potrebbe scendere di quasi 260 miliardi di euro l’anno, orizzonte 2040.

Il nodo resta il costo alla presa. Oggi l’elettricità arriva a costare fino a tre volte il gas, un divario che la Commissione attribuisce soprattutto alla tassazione più alta sul vettore elettrico e ai costi di partenza più elevati delle tecnologie a batteria o pompa di calore rispetto alle alternative a combustibile.

Per correggere lo squilibrio, il piano cambia il modo in cui si pagano le reti elettriche: tariffe differenziate per fascia oraria, giorno della settimana e capacità impegnata, pensate per spostare i consumi verso i momenti in cui le rinnovabili producono di più e costano meno. Servono tre leve per farlo funzionare: contatori intelligenti diffusi su larga scala, un riequilibrio della tassazione tra elettricità e gas, e la sostituzione delle vecchie caldaie con pompe di calore.

Il settore edilizio pesa più di tutti: da solo consuma metà del gas che passa dai contatori europei, quindi è lì che si concentrano gli sforzi maggiori del piano. Il piano fissa anche un ritmo di installazione per le pompe di calore: quasi 4 milioni all’anno, fino al 2030.

Chi ha un reddito medio-basso resta frenato soprattutto dal costo iniziale degli impianti elettrici, prima ancora di iniziare a risparmiare in bolletta. Il piano risponde con quattro leve: incentivi diretti, prestiti a condizioni agevolate, un leasing sociale per le tecnologie più costose e finanziamenti spalmati direttamente sulla bolletta.

Sul fronte industriale il potenziale è ancora più alto: in comparti come il tessile e l’agroalimentare l’elettrificazione potrebbe arrivare già al 90% dei processi. Per finanziarla, Bruxelles prevede un’asta dedicata al calore industriale sostenuta dall’Innovation Fund nel 2026 e un gruppo d’acquisto per l’elettricità basato sui contratti PPA. Dove elettrificare non conviene, la Commissione suggerisce di puntare su calore rinnovabile diretto, per esempio quello geotermico ad alta temperatura oppure il solare termico per l’industria.

Sul fronte delle auto elettriche, il piano valuta di rendere la ricarica intelligente lo standard nei contratti di fornitura e di introdurre requisiti V2G, la tecnologia che permette ai veicoli di restituire energia alla rete, sui nuovi modelli in vendita. Le regole sono attese entro il 2027 e diventerebbero applicabili dal 2030.

Come ricostruisce QuiFinanza, per ora si tratta solo di un documento di indirizzo, non di norme già vincolanti: prima di valere nei singoli Paesi, il piano dovrà attraversare l’intero percorso legislativo tra Parlamento europeo e Consiglio.

Per chi valuta di sostituire la caldaia o installare pannelli fotovoltaici, i prossimi mesi diranno se gli incentivi promessi passeranno dalla proposta al testo definitivo. È quel passaggio, non l’annuncio di luglio, a decidere quando e quanto si abbasseranno davvero le bollette.

Dati ripresi da QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia il 9 agosto 2026.