Il governo italiano e la Commissione europea hanno raggiunto il 16 ottobre un’intesa che dovrebbe tagliare del 10% circa le bollette della luce con l’inizio di gennaio 2027. Secondo Money.it, il via libera ufficiale di Bruxelles è atteso nelle prossime settimane. Solo allora la misura potrà dirsi certa.

Il meccanismo mette un tetto di circa 59-60 euro al megawattora al prezzo del gas bruciato nelle centrali termoelettriche. Lo Stato rimborsa ai produttori la differenza rispetto al prezzo di mercato, come già fatto con l‘“eccezione iberica” tra Madrid e Lisbona. Il tetto riguarda soltanto la generazione elettrica: la bolletta del gas per cucina e riscaldamento non cambia.

La base giuridica è l’articolo 6 del decreto-legge 21 del 2026, il cosiddetto DL Bollette. Quella norma conteneva una clausola sospensiva: senza l’autorizzazione europea il rimborso non poteva partire. L’intesa sblocca quel passaggio, ma solo dopo una correzione. L’Italia voleva far rientrare nel tetto pure le emissioni di CO2 del sistema Ets, e Bruxelles ha detto no. Il meccanismo copre quindi soltanto il costo del metano.

Il gas all’ingrosso perde circa un terzo del prezzo, ma la fattura non scende di un terzo. La materia prima pesa solo su una parte dell’importo finale, insieme a imposte, Iva, trasporto, gestione del contatore e oneri di sistema, che non seguono il mercato. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha dato ragione ai calcoli dei consumatori: l’effetto del tetto e della riduzione dello spread vale almeno il 10% sul Pun, oggi sopra i 200 euro al megawattora.

I numeri concreti sono modesti. Una famiglia tipo con 2.700 kWh di consumo annuo risparmierebbe tra 20 e 40 euro l’anno. Con una bolletta elettrica da 200 euro, il taglio teorico del 10% porta a un vantaggio tra 12 e 20 euro. Non è un abbattimento della spesa. Funziona piuttosto da scudo contro nuovi picchi dei prezzi all’ingrosso nel corso del 2027, perché la misura dovrebbe durare almeno un anno.

Conta molto il tipo di contratto. Chi ha un’offerta a prezzo variabile vedrà lo sconto in fattura dal 1° gennaio, senza presentare domanda. Chi ha bloccato la tariffa prima che il decreto entrasse in vigore non avrà un taglio immediato: il beneficio arriva alla scadenza delle condizioni o se rinegozia l’offerta. Lo sconto si somma ai bonus sociali per le famiglie vulnerabili, senza sostituirli.

Restano da fare quattro passaggi. I tecnici ministeriali devono trasformare l’accordo politico in un testo di legge. L’Italia deve notificare la misura alla direzione Concorrenza della Commissione. L’Arera deve scrivere il regolamento che dice ai fornitori in che modo riconoscere gli sconti e ottenere il rimborso dallo Stato. Infine il Consiglio dei ministri deve approvare il decreto definitivo, tutto entro dicembre 2026.

Non c’è ancora una data per l’ok europeo, e dipende da quando partiranno i documenti da Roma. Chi ha un contratto a prezzo fisso farebbe bene a controllare la data di scadenza: è da lì che scatta il vantaggio.

Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato il 20 ottobre 2026.