Negli Stati Uniti i fondi quotati che replicano l’andamento del Bitcoin hanno incassato quasi un miliardo di dollari nella seduta di lunedì 21 settembre, il nono ingresso giornaliero più consistente della loro storia e il migliore dall’anno scorso. Nello stesso giorno la criptovaluta è tornata sopra quota 87.000 dollari, complice un clima più disteso sui listini azionari americani.

Gli analisti collegano il rialzo anche al petrolio: il prezzo del greggio di riferimento USA ha perso terreno, scendendo a meno di 90 dollari per barile, sulle voci secondo cui l’Iran potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz. Quando il costo dell’energia scende, gli investitori tornano più disposti a rischiare su asset come Bitcoin. Sul mercato dei derivati, c’è chi scommette, con un investimento vicino ai 3,2 milioni, che il prezzo salga fino a quota 95.000 dollari da qui a fine ottobre, segno che parte del mercato considera il rialzo tutt’altro che concluso.

Mentre il prezzo sale, in Canada il settore bancario accelera sulla tokenizzazione dei depositi. Le sei banche più grandi del Paese si preparano a sperimentare depositi commerciali digitali, trasferibili tra un istituto e l’altro senza passare dai canali tradizionali. L’obiettivo dichiarato è rendere più rapidi i pagamenti tra banche e avvicinarsi a un mercato più ampio di strumenti digitali.

Sul fronte dei pagamenti internazionali, la società Reap, che ha tra i suoi sostenitori Payward (la casa madre dell’exchange Kraken), lavora a monete stabili non legate al dollaro: una in peso messicano è la più avanzata, e altri progetti puntano su yen, euro, won sudcoreano e dollaro di Hong Kong. L’idea è coprire gli orari in cui le banche tradizionali restano chiuse, così le transazioni valutarie possono avvenire ventiquattr’ore su ventiquattro.

Cresce anche il peso di Binance nel settore. L’exchange ha comprato, per 100 milioni di dollari, una quota di Circle, l’emittente della stablecoin USDC, con un accordo quinquennale per promuoverne l’uso. Per finanziare l’operazione, Circle ha collocato 1,24 milioni di titoli a un prezzo di 80,84 dollari l’uno, e verserà a Binance una commissione mensile calcolata sulle riserve di USDC gestite attraverso l’infrastruttura di portafogli digitali dell’azienda.

Le autorità, però, guardano con più sospetto proprio a questo tipo di operazioni. Diverse banche centrali europee chiedono di allargare il divieto sui rendimenti da stablecoin anche al prestito e allo staking di cripto-attività, perché temono che strumenti pensati per i pagamenti finiscano per somigliare troppo a un deposito bancario, alterando la concorrenza con gli istituti di credito. La SEC americana, invece, segue un’altra strada: Taylor Lindman, a capo dell’area legale del gruppo di lavoro dell’agenzia sulle cripto-attività, ha dichiarato che l’obiettivo è dare regole più chiare alle imprese che offrono servizi di custodia basati su blockchain, senza ridurre i controlli.

Su Binance pesa anche un’indagine separata: i procuratori federali statunitensi stanno verificando se l’exchange abbia permesso, consapevolmente, ad alcuni utenti di aggirare le sanzioni contro l’Iran. L’azienda non ha commentato pubblicamente le indiscrezioni.

Per chi ha già un’esposizione in Bitcoin o valuta di aprirla, il dato da tenere d’occhio nelle prossime settimane non è il prezzo in sé ma il flusso settimanale sugli ETF. Finché resta positivo, la soglia degli 87.000 dollari regge da pavimento; se si inverte, le correzioni recenti hanno già mostrato cali anche del 15% in pochi giorni.

Dati e dichiarazioni riportati da Soldionline nell’edizione di martedì 22 settembre.