Bitcoin ha superato lunedì 21 settembre la soglia degli 86.000 dollari, il livello più alto da fine gennaio. Il rialzo è arrivato nel fine settimana precedente, in parallelo al rimbalzo di Wall Street favorito dal calo del petrolio e da un ritorno di appetito per il rischio.
Una parte della spinta arriva da uno short squeeze. Gli operatori di mercato citati da Soldionline stimano il controvalore delle posizioni ribassiste chiuse in perdita attorno a 648 milioni di dollari. L’open interest sui derivati, nel frattempo, è salito a un livello vicino ai 156 miliardi di dollari: molti trader, in altre parole, si stanno buttando dietro al rialzo anziché ridurre la propria posizione.
Nel terzo trimestre il guadagno di bitcoin è di circa il 44%, secondo le proiezioni di mercato. Per una parte degli analisti sarebbe l’anticipo di una fase rialzista più ampia. Anche gli investitori istituzionali si muovono: la società Strategy ha acquistato bitcoin per un controvalore stimato in 75 milioni di dollari nei giorni precedenti. Bitmine, altra società di tesoreria attiva sugli asset digitali, ha destinato una cifra equivalente a Ether, puntando su un trimestre solido per Ether, la criptovaluta seconda per dimensione dopo bitcoin.
Tra le monete minori spicca NEAR: il token è salito di quasi l’80% in sette giorni, spinto dall’ampliamento delle funzioni di privacy offerte ai trader e da volumi delle sue transazioni intelligenti vicini a quota 29,3 miliardi di dollari.
Mentre i prezzi corrono, il fronte delle infrastrutture si muove altrettanto in fretta. La Banca Centrale Europea ha reso noto che comprerà obbligazioni tokenizzate con risorse proprie attraverso Pontes, la piattaforma pensata per collegare i registri distribuiti ai sistemi di pagamento dell’Eurosistema. È un progetto diverso dall’euro digitale al dettaglio, i cui test partiranno nel 2027, e riguarda solo i mercati all’ingrosso.
In Corea del Sud, Hana Bank (il secondo istituto del paese per dimensione) ha collocato il primo digital bond nazionale sulla blockchain di Euroclear, per un valore stimato in 100 milioni di dollari: un’emissione che porta il tempo di regolamento da diversi giorni allo stesso giorno, un guadagno operativo spesso citato come argomento a favore della tokenizzazione dei titoli di debito. Google e Apple hanno intanto pubblicato annunci di lavoro per profili esperti in stablecoin e depositi digitali, un indizio che entrambe stanno valutando l’ingresso nei nuovi sistemi di pagamento.
Negli Stati Uniti il Senato ha bocciato il Clarity Act sulle stablecoin: una scelta che diversi osservatori leggono come una vittoria delle banche tradizionali, timorose della concorrenza sui rendimenti, e come un vantaggio per piazze offshore come Dubai. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito che il dominio del dollaro, comprese le stablecoin denominate in dollari, resterà centrale nella strategia americana.
Per chi ha un’esposizione cripto in portafoglio, il dato da seguire nelle prossime settimane non è il prezzo di bitcoin ma l’open interest sui derivati. Finché resta su questi livelli, anche una correzione modesta rischia di trasformarsi in una liquidazione a catena come quella appena vista.
Dati e dichiarazioni riportati da Soldionline nell’articolo pubblicato lunedì 21 settembre 2026.