Bitcoin è rimasto fermo a quota 64.000 dollari nella prima seduta della settimana, mentre le principali borse mondiali hanno toccato nuovi massimi. Lo riporta Soldionline nella rassegna di mercato pubblicata il 4 agosto. Il contrasto segnala un fatto preciso: il capitale istituzionale si sta spostando verso l’infrastruttura blockchain, non verso il prezzo del token. Gli afflussi sugli ETF spot, il motore del rally degli ultimi due anni, danno però i primi segnali di rallentamento.
Diverse società di analisi on-chain collocano tra 63.000 e 64.000 dollari la zona in cui si scontrano acquirenti e venditori. Il livello coincide con la media che segue le ultime duecento settimane di prezzo, un indicatore che il mercato guarda spesso come sostegno di lungo periodo. A comprare in quella fascia sono sia i piccoli investitori sia i grandi portafogli, i cosiddetti whale. L’indice del sentiment resta però in area di paura estrema. Il dato stona con la stabilizzazione del prezzo, arrivata subito dopo la violazione informatica che ha colpito alcuni portafogli hardware Coldcard, il produttore di cold wallet coinvolto nell’attacco. Le perdite, stimate intorno ai 114 milioni di dollari, restano ingenti e l’azienda continua a chiedere agli utenti dei modelli coinvolti di mettere al sicuro i fondi.
Sui media generalisti circola anche la notizia che il conduttore televisivo Jim Cramer abbia venduto la propria posizione in Bitcoin, citando timori legati al calcolo quantistico. Il mercato non ha reagito in modo significativo: molti operatori ricordano un lungo elenco di previsioni sballate di Cramer su crypto e titoli bancari.
Il fronte istituzionale si muove più in fretta del prezzo. In Europa, BlackRock ha reso disponibile una versione tokenizzata dei propri fondi monetari, per un valore complessivo vicino ai 311 miliardi di dollari. Alla piattaforma si affianca un nuovo prodotto che assomiglia a una stablecoin, con reinvestimento giornaliero dei rendimenti.
Negli Stati Uniti, Wells Fargo entra nel gruppo di banche, insieme a JPMorgan e Citigroup, che sposta pagamenti e regolamenti su circuiti blockchain proprietari, integrati nei sistemi che la clientela aziendale utilizza già oggi. Sul fronte della custodia si muove anche BNY Mellon, la banca statunitense specializzata nella conservazione di asset per conto terzi. L’istituto ha scelto Galaxy, la piattaforma di trading e gestione di asset digitali, per mettere a disposizione lo staking alla propria clientela istituzionale.
In Italia arriva un segnale meno atteso. Intesa Sanpaolo avrebbe tagliato del 94% la quota detenuta nell’ETF spot dedicato a Bitcoin, l’IBIT, spostando risorse verso lo strumento che replica Ethereum con staking incluso. Il dato riguarda un solo trimestre e una sola banca, troppo poco per parlare di una tendenza di sistema, ma indica dove si sta spostando l’interesse tra chi gestisce risparmio su larga scala.
Anche le stablecoin sono state scosse questa settimana: il debutto del progetto Open USD ha fatto scendere in borsa le azioni di Circle, la società che emette la stablecoin USDC. Hanno smorzato i timori i vertici di Mastercard, Visa e Coinbase. Per le tre aziende, Open USD è un binario di pagamento aggiuntivo che affianca USDC senza sostituirlo, e la linea dichiarata resta convivere con più monete stabili in parallelo. In Asia, Samsung vuole trasformare la sua base di smartphone Galaxy, circa 800 milioni di dispositivi, in portafogli digitali capaci di custodire asset e gestire transazioni distribuite. Un salto di quella portata, se il piano si realizzasse davvero, farebbe crescere in modo evidente il numero di persone con un portafoglio crypto a portata di tasca.
Chi ha un’esposizione crypto in portafoglio dovrebbe guardare ai flussi settimanali sugli ETF, non al prezzo secco di Bitcoin. Il prezzo, da solo, dice poco. È quel dato a dire se la soglia dei 63.000 dollari tiene come pavimento o cede a un nuovo ribasso.
Dati e ricostruzione della giornata crypto riportati da Soldionline nell’articolo pubblicato il 4 agosto 2026.