A Wall Street i fondi quotati che replicano il prezzo di Bitcoin hanno incassato, nell’ultima settimana, un afflusso di 853,54 milioni netti di dollari: il miglior dato settimanale da metà aprile. La fetta più larga dei nuovi capitali è finita sull’IBIT, l’ETF di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo. Lo riporta Soldionline.

Il segnale che gli analisti leggono in questi numeri riguarda l’adozione istituzionale. Fondi pensione, gestori patrimoniali e banche private preferiscono comprare quote di un prodotto regolamentato piuttosto che aprire un wallet e custodire da soli le chiavi private della criptovaluta. Il prezzo di Bitcoin resta comunque volatile. Il mercato, però, sta premiando gli asset con più liquidità e una cornice normativa più chiara rispetto a migliaia di token minori.

Nel comparto dei derivati, la piattaforma Hyperliquid sta guadagnando terreno con i suoi contratti perpetui legati ad asset del mondo reale (i cosiddetti RWA perps). L’interesse aperto su questi strumenti ha appena toccato un massimo storico, segno che gli utenti stanno spostando volumi crescenti verso questo tipo di prodotto invece che verso i derivati su criptovalute pure.

C’è però un paradosso dentro lo stesso ecosistema. Le entrate che sostengono il token HYPE calano ormai da quattro trimestri di fila, nonostante i volumi in aumento. La causa sta nel modello di redistribuzione scelto dalla piattaforma: circa la metà delle commissioni generate finisce a sviluppatori esterni e costruttori di applicazioni terze, non nelle casse che alimentano direttamente il valore del token.

Il resto del settore vive intanto una selezione molto più dura. Oltre cento progetti crypto risultano avviati alla chiusura entro la fine dell’anno, secondo la stessa ricostruzione. A pagare il prezzo più alto sono le iniziative senza ricavi veri, con basi di utenti troppo piccole per reggersi da sole. Diversi osservatori paragonano questa fase alla scrematura delle società dot-com di inizio anni Duemila: sopravvivono le squadre con utili misurabili, chiudono le promesse senza numeri a sostegno.

Chi resta in piedi tende ad avere due caratteristiche comuni: entrate verificabili e una base di utenti stabile nel tempo. Bitcoin, insieme a poche piattaforme di trading su derivati con volumi solidi, si sta ritagliando lo status di asset maturo dentro un mercato che diventa via via più selettivo. Per i token più piccoli, senza flussi di cassa reali, lo spazio di manovra si restringe mese dopo mese.

La direzione indicata da questi segnali, più regole, più capitale istituzionale, meno tolleranza per i progetti senza numeri, non è ancora una certezza acquisita. Ma chi ha un’esposizione cripto nel portafoglio dovrebbe guardare ai flussi settimanali sugli ETF, non solo al prezzo di Bitcoin: sono quei flussi a dire se il rally regge o se si sgonfia alle prime uscite di capitali.

Dati e analisi riportati da Soldionline nell’articolo pubblicato domenica 9 agosto 2026.