Il prezzo della benzina è salito oltre i due euro al litro, eppure gli italiani ne comprano più dell’anno scorso. A luglio il volume di benzina consumato in Italia ha toccato le 900.000 tonnellate, il numero più alto degli ultimi sedici anni per questo mese: lo riporta QuiFinanza citando i dati dell’Unione Energie per la Mobilità, l’associazione della filiera petrolifera nata dall’ex Unione Petrolifera.
L’aumento è di 27.000 tonnellate, un più 3,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, arrivato mentre i prezzi alla pompa salivano per tutto il mese, soprattutto sulla benzina, esclusa dal taglio delle accise. Il gasolio ha invece perso l’8,4% dei volumi, 191.000 tonnellate in meno, con un calo ancora più marcato per la rete extraurbana legata al trasporto pesante, sceso del 13,5%.
Lo sconto sulle accise applicato al diesel scade il 25 agosto. Senza una proroga, il prezzo potrebbe avvicinarsi ai 3 euro al litro nei prossimi mesi, e le rilevazioni di agosto e quelle di settembre rischiano di mostrare un calo ancora più marcato dei volumi di gasolio. È un dettaglio che aiuta a spiegare il paradosso di luglio: la domanda di mobilità delle famiglie italiane non si riduce con il rincaro, si sposta solo su altre voci del bilancio, perché in gran parte del territorio mancano alternative economicamente sostenibili all’auto.
Le auto a batteria pesano ancora solo l’8,2% del mercato italiano nel 2026, una quota rimasta pressoché invariata. Nel resto d’Europa la transizione corre più veloce: la Germania è già al 25,9%, mentre oltre Manica e in territorio francese si supera il 26,2%. L’Italia non ha un piano stabile di incentivi: quelli introdotti a ottobre sono stati esauriti in una sola giornata, e senza un nuovo intervento la quota resterà legata quasi solo alle immatricolazioni già finanziate in passato.
A pesare non è solo il costo alla pompa. Il prezzo di un’auto nuova, a benzina o elettrica, è cresciuto del 50% nell’ultimo decennio, mentre le retribuzioni reali in Italia sono scese del 6,6% se paragonate al 1990. In questo contesto il parco auto resta legato ai combustibili fossili: diesel al 42%, benzina al 39,4%, ibride all’8,3%, GPL al 7,2% e metano al 2,3%, con le elettriche ferme allo 0,8% secondo i dati dell’associazione di categoria relativi al 2025.
Il piano europeo punta a portare la flotta elettrica continentale a quota 38 milioni entro la fine del decennio, con l’obiettivo di tagliare le importazioni di greggio di circa 190 milioni di barili l’anno, un vantaggio economico stimato attorno ai 12 miliardi di euro. Il calendario però slitta: la crisi che attraversa il settore automotive sta rallentando la transizione anche nei Paesi che oggi corrono più veloci dell’Italia.
Per chi guida un’auto a benzina o gasolio, il prossimo appuntamento da segnare è il 25 agosto. La fine dello sconto sulle accise diesel può spingere il pieno oltre i 3 euro al litro, un motivo in più per calcolare quanto pesa il carburante nel bilancio familiare prima dell’autunno.
Dati raccolti da QuiFinanza sulla base delle statistiche dell’Unione Energie per la Mobilità, pubblicati il 23 agosto 2026.