Le azioni di Bending Spoons, società tecnologica italiana che a Wall Street ha il simbolo BSP, sono salite di quasi il 40% durante la seduta del 14 ottobre. Il motivo è l’annuncio di Berkshire Hathaway, holding che guida Greg Abel: altri 330 milioni di dollari nella società. Secondo Money.it, il titolo ha toccato 52,83 dollari, dai 37,86 della chiusura precedente.
Con questa mossa Berkshire ha ora investito in tutto 930 milioni di dollari, perché 600 milioni erano già entrati con la quotazione di luglio 2026. A operazione perfezionata, la sua quota arriverà al 4% del capitale.
Il prezzo dell’operazione privata è però molto più basso di quello di Borsa. Berkshire sottoscriverà nuove azioni, 10 milioni in tutto, a 33 dollari l’una, e la quotazione toccata in seduta è circa il 60% sopra quel livello. Money.it avverte che la distanza non misura da sola una sopravvalutazione, perché prezzo negoziato, condizioni del contratto e mercato seguono logiche diverse.
Sul modello di business pesa un confronto che la stessa Money.it richiama. Bending Spoons compra aziende digitali già affermate, tra cui Vimeo, Eventbrite, Evernote, AOL, WeTransfer e Brightcove. Poi le riorganizza, ne alza la redditività e reinveste la cassa in altre acquisizioni. Somiglia alla filosofia di Berkshire nell’uso del capitale, con una differenza: il gruppo italiano usa molta leva finanziaria.
I conti del secondo trimestre 2026 spiegano l’interesse. I ricavi sono cresciuti del 126% sullo stesso periodo del 2025 e sono a quota 704 milioni di dollari, e il margine operativo rettificato al 54%. L’utile rettificato per azione è salito, con 0,46 dollari contro gli 0,17 di prima. Una parte importante della crescita viene dalle acquisizioni, quindi non è crescita organica.
Il debito è l’altra faccia. Al 30 giugno il debito finanziario netto stava a 4,09 miliardi di dollari. La leva stava a 2,4 volte e la liquidità a 793 milioni.
Sul prezzo giusto le banche non si parlano. Mizuho resta su Outperform e fissa il target a 72 dollari, che rispetto ai 52,83 lascia un rialzo teorico del 36,3%. L’analista Lloyd Walmsley legge l’investimento di Berkshire come una validazione del modello. Bank of America, con l’analista Omar Dessouky, il 29 settembre ha abbassato l’obiettivo a 36 dollari (prima 39) e ha mantenuto Underperform. Teme per la valutazione e per l’effetto dell’intelligenza artificiale sul software. Goldman Sachs ha un giudizio Buy.
C’è anche un dettaglio di tempi. Dopo il rialzo, la quotazione sta sopra diversi target formulati prima dell’annuncio di Berkshire, quindi una parte delle attese positive può essere già nel prezzo.
L’analisi tecnica dice la stessa cosa con altri numeri. Il 14 ottobre l’RSI a 14 periodi era a 86,37, ben oltre la soglia di 70 che segnala ipercomprato. Non è un segnale automatico di inversione, ma rende più probabile una correzione. Il primo supporto sta tra 49 e 50 dollari, la resistenza principale tra 58,50 e 59. Il titolo è quotato dal 1° luglio 2026, quindi manca lo storico per calcolare la media mobile a 200 sedute.
Per chi segue BSP, tre cose contano nelle prossime settimane: la tenuta dei prezzi dopo l’impennata, le revisioni dei target di chi oggi sta sotto le quotazioni e i prossimi risultati, con il debito messo accanto ai margini.
Secondo Money.it, in un articolo di Gerardo Marciano pubblicato il 15 ottobre 2026.