Un sistema di accumulo guadagna sfruttando il differenziale tra le ore in cui l’elettricità vale poco e quelle in cui vale molto. A luglio quel margine si è allargato in tutta Italia, con un salto più marcato nelle regioni settentrionali. Lo segnala Pexapark, la società zurighese specializzata nel monitoraggio dei prezzi dell’energia rinnovabile: uno degli acquirenti osservati ha alzato le proprie offerte per i contratti che cedono flessibilità di quasi il 10%.
Il rialzo arriva in un mercato elettrico già sotto pressione. Il Pun Index Gme, l’indicatore di riferimento per l’elettricità scambiata sul mercato italiano, ha chiuso luglio a una media di 157,04 euro al megawattora, contro i 132,50 euro di giugno e i 113,13 euro dello stesso mese del 2025. Rispetto a dodici mesi fa il rincaro sfiora il 39%. Secondo il Gme pesano soprattutto il costo del gas in salita, volumi di acquisto più alti e una presenza minore delle rinnovabili nel mix.
Pexapark misura questo scarto con un indicatore specifico: la somma dei prezzi nelle quattro ore più costose della giornata meno la somma dei prezzi nelle quattro ore più economiche. Al nord questo spread medio è salito a circa 262 euro al megawattora a luglio, dai 175 euro di un anno prima, un balzo del 50%. Al sud il salto è stato dai 232 ai 289 euro, un aumento del 25%. Il divario resta più ampio nel Mezzogiorno, il nord però ha accelerato con ritmo maggiore nell’ultimo anno.
Questo numero non coincide con l’incasso reale di una batteria. Indica però quanto varrebbe, in teoria, spostare energia dalle ore più economiche a quelle più care, ed è quindi una misura diretta di quanto sia diventato prezioso avere un accumulo pronto a farlo. A luglio quel margine teorico valeva molto di più che dodici mesi prima.
Parte della spiegazione arriva dal fotovoltaico. A luglio l’energia generata dai pannelli solari in Italia ha toccato 6,7 terawattora, in aumento del 20,6% sul luglio 2025, un volume che schiaccia i prezzi diurni proprio nelle ore centrali della giornata. La domanda complessiva, però, ha corso anche più veloce: 32,5 terawattora, il livello più alto mai toccato in un mese nel Paese, l’8,3% oltre l’anno precedente. Le temperature medie di luglio hanno superato quelle del 2025 di 1,2 gradi, e quelle dell’ultimo decennio di quasi due gradi, una combinazione che spinge sia i consumi per il raffrescamento sia la produzione solare nelle ore di punta.
Per chi possiede o valuta un impianto di accumulo, il segnale è concreto: più lo spread tra le ore care e quelle economiche si allarga, più cresce il valore dei contratti con cui gli operatori di rete comprano quella flessibilità, e i primi rialzi delle offerte osservati da Pexapark vanno letti come un indizio di prezzi ancora in movimento nei prossimi mesi.
Dati ed elaborazioni riportati da Il Sole 24 Ore il 20 agosto 2026, a firma di Gianluca Brazzioli, sulla base dell’analisi di Pexapark e dei dati Gme.