Bw Ess, operatore internazionale che si occupa di batterie per lo stoccaggio di energia, ha messo insieme in Italia progetti capaci di attrarre investimenti per più di un miliardo. Lo ha raccontato a Il Sole 24 Ore Ivan Niosi, nominato direttore esecutivo della società martedì 13 ottobre.

I numeri del portafoglio italiano sono due. Gli impianti in costruzione valgono circa 200 MW e una capacità di 1,4 GWh. Un altro gigawatt è già autorizzato in ogni sua parte e nasce da partnership, con l’obiettivo di installarlo entro il 2030.

Niosi arriva dopo aver lasciato Shell, dove guidava le rinnovabili onshore in Europa ed era amministratore delegato di Shell Energy Italia. Il suo compito è far crescere la società sul mercato italiano.

Bw Ess fa parte di Bw Group, che è di proprietà dei Pao, famiglia di Hong Kong, e ha sede a Singapore. Il gruppo nasce negli anni 50 e lavora soprattutto nelle spedizioni. Nell’energia è entrato nel 2016 con Bw Energy, che produce petrolio e gas tra Namibia, Gabon e Brasile. Bw Ess è arrivata nel 2021 e si occupa solo di accumulo.

Oggi la società lavora in sei paesi. L’Italia si affianca a Spagna, Germania, Svezia, Australia e Regno Unito. Gli impianti già attivi totalizzano circa 540 MWh. A questi si sommano cantieri per 12 GWh, per un impegno continentale che Niosi quantifica in un miliardo.

La tabella di marcia indicata da Niosi è dichiarata e ravvicinata. Bw Ess stima di arrivare a 2,4 GWh nel 2026, poi a 4,5 GWh nel 2027 e a 12 GWh nel 2028. Sono obiettivi dell’azienda, non risultati: il Sole 24 Ore riporta solo le parole del dirigente, senza una verifica indipendente.

Il metodo scelto per crescere è la collaborazione. Secondo Niosi, il mercato dello stoccaggio cambia troppo in fretta perché una sola società sia la migliore in ogni anello della filiera. In Italia l’ingresso è avvenuto con Acl Energy, sviluppatore specializzato in batterie, e quell’intesa ha aperto la porta a 2 GW di progetti.

C’è poi un secondo accordo ancora segreto. Niosi ha detto che una grande azienda energetica italiana sarà annunciata come partner nei prossimi mesi, senza farne il nome. Finché manca quel dettaglio, resta aperta una domanda concreta: se l’intesa serva a costruire altri impianti o a rilevare quelli esistenti.

Va tenuta distinta anche la parola miliardo. Il dirigente parla di investimenti attratti dal portafoglio nei prossimi anni, e lo fa come previsione. Non c’è un calendario di spesa e non si sa quanta parte sia già stata impegnata.

Per chi segue il settore, il prossimo segnale utile è il nome del partner annunciato. Da lì si capirà quanto del gigawatt autorizzato diventerà davvero cemento, inverter e celle entro il 2030.

Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Sara Deganello pubblicato martedì 13 ottobre 2026.