Otto milioni di euro. È questo l’utile netto messo a segno da Banca Ifis nella prima metà del 2026, in forte calo rispetto agli 88 milioni realizzati nello stesso arco di tempo un anno prima. Secondo QuiFinanza, il calo è del 91%. Preso da solo, il numero sembrerebbe segnalare una crisi. Letto dentro il resto dei conti, racconta invece uno sforzo di pulizia del bilancio, mentre il gruppo assimila illimity, la banca digitale entrata nel suo perimetro.
Circa 30 milioni pesano sul risultato: sono rettifiche e accantonamenti legati a un riesame interno partito dopo un controllo di Banca d’Italia. Sono somme che pesano subito sui conti, ma che servono ad alzare le coperture sui crediti più rischiosi e a rendere il portafoglio complessivo più solido.
Sul fronte dei ricavi, il quadro è meno negativo. Il margine di intermediazione, la misura di quanto rende l’attività bancaria, ha toccato 406,5 milioni di euro: 293,2 milioni arrivano dalla struttura storica di Banca Ifis, i restanti 113,4 dal perimetro illimity, per un totale superiore ai 351 milioni dell’anno precedente. Il commercial banking, affiancato dal portafoglio finanziario del gruppo e dalle attività di turnaround arrivate con illimity, guida la crescita dei ricavi.
Il costo del credito, cioè quanto la banca mette da parte per i prestiti più a rischio, sale a quota 83,6 milioni. Il pacchetto di 70 milioni annunciato a giugno per rafforzare le coperture ne prevede 34 già contabilizzati nel semestre, con i restanti 36 milioni previsti entro la fine dell’anno. Anche per questo la guidance sull’utile 2026 scende: un obiettivo compreso fra i 100 e i 110 milioni di euro, che non tiene conto di un’eventuale cessione dei crediti deteriorati. La nuova cifra resta molto lontana dalla forchetta indicata a febbraio, tra 170 e 190 milioni di euro.
I costi operativi hanno toccato quota 308,8 milioni di euro: 125,4 milioni per il personale, 172,5 milioni per le altre spese amministrative. Le sinergie vere restano lontane. I risparmi concreti legati alla fusione con illimity non arriveranno prima del 2027, quando l’integrazione dovrebbe dirsi completa. Fino ad allora, chi guarda al titolo in Borsa dovrà valutare i costi della trasformazione senza vederne ancora i benefici.
Il gruppo continua a puntare su un beneficio annuo di 75 milioni di euro grazie all’integrazione con illimity, con orizzonte 2027. Contribuiscono anche le cessioni di attività non centrali, tra cui Hype, ARECneprix e Abilio, più la revisione dei contratti tecnologici e il nuovo accordo con Finomnia: insieme dovrebbero valere circa 50 milioni l’anno. Il resto dipende dal lato commerciale. Illimity aggiunge competenze in investment banking e finanza strutturata, mentre Banca Ifis porta una base di clienti più ampia tra le piccole e medie imprese, oltre all’esperienza in factoring e leasing. La neonata divisione Fürstenberg si occuperà del private banking, ovvero della cura dei patrimoni più consistenti del gruppo.
Il commercial banking resta comunque il pilastro industriale del gruppo, con impieghi vicini ai 9,6 miliardi di euro e ricavi, per la sola Banca Ifis, di 168,3 milioni. Il factoring guida i ricavi con 75,7 milioni, davanti ai 59,4 milioni del Corporate Banking & Lending e ai 33,3 milioni del leasing.
Sul capitale la banca resta solida. Il CET1 ratio, ovvero la quota di capitale migliore rispetto agli attivi ponderati per il rischio, sale al 13,4% (era al 13% a fine 2025), ben oltre il minimo richiesto del 9,9%. Sale anche il Total Capital Ratio, dal 15,3% al 18,4%, mentre la liquidità disponibile sfiora i 2,1 miliardi di euro, con un indice LCR vicino al 550%.
Per chi ha in portafoglio azioni Banca Ifis, il 2026 va letto come un anno da sopportare. La verifica vera arriva con i conti del 2027, quando le sinergie promesse dovranno tradursi in utili reali e non restare un obiettivo enunciato agli investitori.
Dati e cifre della semestrale riportati da QuiFinanza in un articolo di Donatella Maisto, pubblicato il 4 agosto 2026.