Ricaricare alla stessa colonnina può costare quasi il 70% in più, a seconda soltanto dell’app usata per pagare la sessione. Lo segnala Money.it, riprendendo la rilevazione di luglio 2026 dell’Osservatorio Adiconsum sulle ricariche pubbliche in Italia.
La spiegazione sta nel modo in cui è organizzato il mercato della ricarica pubblica: più soggetti diversi intervengono sulla stessa infrastruttura, e ciascuno fissa le proprie condizioni. Il gestore fisico dell’impianto, il CPO o Charge Point Operator, e l’azienda che vende il servizio tramite app, l’EMSP o E-Mobility Service Provider, sono spesso due soggetti distinti, e ciascuno fissa il prezzo per kWh in autonomia. Un automobilista può scegliere tra l’app di chi possiede la colonnina e quella di un operatore terzo in roaming, con tariffe che sulla stessa presa arrivano a differire di decine di centesimi.
Adiconsum porta come esempio una presa cittadina in corrente alternata, potenza fino a 22 kW, di proprietà di Enel X Way. Con l’app EVDC il prezzo per kWh va da un minimo di 0,39 euro a un massimo di 0,60 euro. Usando Repower si paga invece 0,66 euro per kWh. Con l’app della stessa Enel X Way la tariffa si muove nell’arco della giornata: 0,67 euro se si ricarica in pieno giorno, un prezzo che cala fino a 0,48 euro se la sessione parte di notte.
Tradotte in euro su un pieno di 40 kWh, quantità tipica per rifornire buona parte della batteria di un’utilitaria elettrica, queste differenze pesano parecchio. Con la tariffa più bassa di EVDC il conto si ferma intorno a 15,60 euro. Con la tariffa che Enel X Way applica nelle ore diurne, quei 40 kWh arrivano invece a costare 26,80 euro. Tra i due importi corrono 11,20 euro, per la stessa energia prelevata dalla stessa presa.
Adiconsum ha passato in rassegna 53 combinazioni tra colonnine e operatori sul mercato italiano. In 37 casi la tariffa più conveniente era quella di un operatore terzo raggiunto in roaming, non quella di chi gestisce fisicamente l’impianto. Non è comunque una regola fissa: le condizioni cambiano da stazione a stazione, quindi il confronto va rifatto ogni volta sul punto di ricarica che si intende usare.
Chi ricarica spesso fuori casa può limitare il danno tenendo due o tre app diverse sullo smartphone e controllando il prezzo prima di collegare il cavo. Molti operatori, inoltre, fanno pagare un extra se l’auto resta collegata al punto di ricarica anche dopo che la batteria ha finito di caricarsi: quella voce può pesare quanto il prezzo dell’energia stessa.
Per chi ricarica con regolarità fuori casa, un abbonamento mensile può convenire. Prima di firmare, però, conviene mettere a confronto quanto costa il piano e quanti chilometri si percorrono davvero ogni mese: sotto una certa soglia di utilizzo, la quota fissa pesa più delle singole ricariche pagate a consumo.
La prossima volta che ci si ferma a una colonnina, il gesto che cambia il conto è aprire due app prima di scegliere quella con cui pagare: pochi secondi che sulla stessa energia possono valere più di 10 euro a ricarica.
Dati e cifre riportati da Money.it il 6 settembre 2026, sulla base della rilevazione dell’Osservatorio Adiconsum sulle ricariche pubbliche di luglio 2026.