In Australia, Meta ha disattivato oltre 756.000 profili sospettati di appartenere a ragazzi sotto i 16 anni su Instagram e Facebook. Di questi, 462.000 riguardano Instagram e 294.000 riguardano Facebook: un aumento del 50% rispetto ai 504.000 profili chiusi in totale entro gennaio. La chiusura degli account segue il divieto entrato in vigore lo scorso 10 dicembre, che vieta ai minorenni di possedere un profilo sui principali social network.

La norma di riferimento è l’Online Safety Amendment Act 2024, approvata dal Parlamento di Canberra il 29 novembre 2024 e diventata operativa il 10 dicembre 2025. Il testo obbliga le piattaforme, tra cui Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube, Threads, X, Twitch, Reddit e Kick, ad adottare misure ragionevoli per impedire l’iscrizione di chi ha meno di 16 anni. È la prima legge al mondo di questo tipo, e la sua applicazione pratica si sta rivelando più complicata delle intenzioni del legislatore.

Le sanzioni per chi non rispetta la legge sono già cambiate. Sono 99 i milioni di dollari australiani a cui salirà la multa massima, il doppio dei 49,5 milioni attuali, secondo il disegno di legge presentato dal governo di Canberra a fine giugno 2026: una cifra vicina ai 70 milioni di dollari statunitensi. Il nuovo testo attribuisce più poteri di richiesta documentale alla garante eSafety Julie Inman Grant, che potrà interrogare anche i fornitori terzi dei sistemi di verifica dell’età. L’autorità starebbe valutando iniziative legali contro TikTok, Snapchat, YouTube e la stessa Meta, per un presunto fallimento nel tenere i minorenni fuori dalle piattaforme.

Meta ha spiegato di usare l’intelligenza artificiale per individuare indizi contestuali, come i messaggi di auguri per un compleanno o i riferimenti ai voti scolastici, oltre alle segnalazioni ricevute su singoli profili. L’azienda ha anche eliminato la possibilità di riaprire un profilo subito dopo averlo disattivato, per arginare chi prova a registrarsi di nuovo con un altro indirizzo email.

I numeri diffusi da Meta raccontano solo una parte della storia. L’81% degli under 16 restava comunque online sui social a tre mesi dallo scattare della norma, un dato ben lontano da quello diffuso da Meta: lo rivela un’indagine dell’eSafety Commissioner uscita a luglio 2026, secondo quanto riportato da Panorama. Contro quell’81%, la stessa indagine misurava l’86% nel periodo precedente al divieto: un calo di appena cinque punti percentuali a fronte di centinaia di migliaia di account chiusi. Il 58% di chi è rimasto online dichiara un uso quotidiano, e circa la metà di chi ha mantenuto il profilo sostiene che la piattaforma non ha mai verificato la sua età.

Il contrasto tra i due dati è il punto debole di tutta l’operazione. Meta può mostrare centinaia di migliaia di profili chiusi e presentarli come prova di impegno. Ma se otto ragazzi su dieci restano comunque connessi, la disattivazione somiglia più a un filtro che un adolescente motivato aggira con un nuovo indirizzo email che a una barriera reale.

Una commissione parlamentare australiana ascolterà venerdì 14 agosto i vertici di Snap, Google, TikTok e Meta, proprio su questo divario tra numeri comunicati ed efficacia sul campo. Il modello australiano interessa già altri Paesi, dal Regno Unito alla Mongolia passando per Francia, Indonesia e Kazakistan, e la lista di chi valuta restrizioni simili si allunga.

Se l’Unione Europea decidesse di muoversi nella stessa direzione, la variabile da osservare non sarebbe il numero di account chiusi, ma se i sistemi di verifica dell’età riusciranno a bloccare le nuove iscrizioni invece di limitarsi a inseguirle dopo che sono già state create.

Dati e numeri ripresi dall’articolo di Panorama a firma di Simone Mesisca, pubblicato il 13 agosto 2026.