Giuseppe Marsocci, che guida il gruppo Armani come amministratore delegato, ha aperto alla possibilità che il primo pacchetto azionario da cedere, il 15%, finisca nelle mani di più investitori insieme e non di un solo acquirente. Il documento lasciato da Giorgio Armani, morto il 4 settembre 2025, fissa per gli eredi un obbligo preciso: vendere quella quota entro diciotto mesi dalla scomparsa, con scadenza quindi attorno a marzo 2027.
Nei mesi scorsi erano circolate ipotesi secondo cui l’operazione potesse essere spartita tra i tre nomi citati nel documento, ossia LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica. Marsocci ha confermato che lo scenario resta aperto: “non c’è scritto”, ha detto ai giornalisti, “sulla pietra” che il compratore debba essere unico. Le parole sono arrivate a bordo sfilata, durante la presentazione milanese della collezione 2027 firmata Giorgio Armani, ospitata all’Armani Teatro.
Quando gli hanno chiesto se avesse una preferenza tra i tre gruppi, il manager ha risposto in modo netto: nessuna, e nessuna scelta è ancora stata presa. Ha aggiunto che il testamento delinea comunque un identikit chiaro dei partner ammessi, aziende di peso già legate al gruppo da contratti di licenza, e che l’unica cosa verificabile oggi è proprio quel testo, rispettato alla lettera.
Sulle indiscrezioni pubblicate dai giornali negli ultimi mesi, l’amministratore delegato ha scelto di non intervenire caso per caso, definendo troppo numerose le ipotesi in circolazione per meritare una smentita puntuale. Sul rispetto della scadenza fissata dal documento, ha confermato che il gruppo procede secondo il calendario previsto e che i rapporti con i tre potenziali compratori restano attivi già oggi, essendo tutti e tre licenziatari del marchio.
Alla domanda se il termine indicato dal fondatore sia vincolante in senso stretto, Marsocci ha spiegato che ogni clausola, scritta o sottintesa, dovrà comunque passare da un accordo su due punti concreti: il valore della quota e i dettagli dell’operazione. Sono questi due elementi, a suo dire, a pesare più della data fissata sulla carta.
Il ceo ha commentato anche una scelta organizzativa recente: Dario Vitale è stato messo a capo sia di Emporio Armani sia della linea di accessori firmata dal marchio principale. Marsocci ha parlato di un percorso già avviato e di continuità senza immobilismo. Ha definito gli accessori una delle leve di crescita su cui il gruppo punta per i prossimi anni, senza fornire cifre sull’entità dell’investimento.
Per chi segue le vicende del gruppo milanese, il primo indicatore concreto arriverà con l’annuncio del numero effettivo di soci coinvolti nell’operazione, non con la data di chiusura in sé: un pacchetto diviso tra tre concorrenti del lusso pesa in modo molto diverso sulla governance futura del marchio rispetto a un singolo compratore con potere di veto.
Le dichiarazioni sono state raccolte da Adnkronos domenica 27 settembre 2026 a margine della sfilata milanese di Giorgio Armani.