L’argento ha perso il 3,6% venerdì 30 ottobre, scendendo a 50,48 dollari l’oncia. Giovedì 29 aveva chiuso a 52,12 dollari, dopo un calo del 2,5%: è la terza seduta consecutiva in ribasso. Secondo Money.it, a pesare è la Federal Reserve, che ha spento le attese di un taglio dei tassi.

La banca centrale americana ha lasciato i tassi invariati mercoledì 28 ottobre, con dieci voti favorevoli e due contrari. A votare contro sono stati i due membri Lisa Cook insieme a Beth Hammack, che chiedevano un aumento del costo del denaro di un quarto di punto, non una riduzione. Il comunicato non ha dato indicazioni sulle prossime mosse.

I dati del giorno dopo hanno peggiorato il quadro. Il Pil americano del terzo trimestre è salito del 3,4%, più di quanto si aspettassero gli analisti. L’inflazione PCE di settembre è arrivata al 3,6% annuo, con la componente core al 3,1%. Sul mercato dei futures, la scommessa non è più sul taglio: a dicembre i prezzi indicano semmai un aumento.

Per l’argento questa combinazione è un problema, per due motivi. Il metallo non paga interessi, quindi più a lungo i tassi restano alti, meno conviene tenerlo in portafoglio. Un dollaro più forte, inoltre, fa salire il costo del metallo per gli acquirenti con un’altra valuta.

Il confronto con l’oro mostra dove va il denaro. Nelle stesse sedute il metallo giallo ha perso tra lo 0,6% e lo 0,8% al giorno, contro il 3-4% dell’argento. Il rapporto tra le quotazioni dei due metalli era sotto quota 50 in gennaio e ha superato 75 nelle ultime settimane. Money.it riferisce che per la maggior parte degli analisti il capitale passa dall’argento, legato alla domanda industriale, all’oro, che offre più garanzie finché i tassi restano incerti.

Nell’ultimo mese l’argento ha perso il 15,4%, anche se su dodici mesi segna ancora un guadagno del 9,8%. Negli ultimi dodici mesi il minimo è 45,85 dollari e il massimo 121,30. Rispetto a quel picco la discesa è del 54,7%, e in poche settimane ha cambiato direzione il metallo che guidava i preziosi a inizio 2026.

Gli indicatori tecnici dicono due cose opposte. Il prezzo ha sfondato il limite inferiore delle bande di Bollinger, fissato a 51,23 dollari. L’indicatore RSI a 14 giorni è sceso a 27, zona di ipervenduto che di solito anticipa un rimbalzo. Tutte le medie mobili, da 20 a 200 sedute, restano però sopra le quotazioni: la tendenza di fondo continua a essere ribassista. Le prime resistenze si trovano poco sopra i 52 dollari.

Sul lungo periodo i fondamentali non sono deboli. Metals Focus calcola per il 2026 un disavanzo fisico di 46,3 milioni di once circa: per il sesto anno consecutivo si consuma più argento di quanto se ne produca. Il dato però descrive equilibri di fondo e non spiega le oscillazioni di queste settimane, dominate dalle aspettative sui tassi americani.

Chi segue l’argento dovrebbe guardare i prossimi dati americani su inflazione e occupazione, e la riunione della Fed di dicembre. Un nuovo rialzo delle attese sui tassi allungherebbe la discesa; un rimbalzo dall’ipervenduto, da solo, non cambierebbe la tendenza.

Secondo Money.it, il calo dell’argento è stato registrato venerdì 30 ottobre 2026, dopo la riunione della Fed del 28 ottobre.