Il disegno di legge di Bilancio per il 2027 propone di ridurre la cedolare secca dal 10% al 5% sugli affitti con canone concordato e di fissarla all’1% se l’inquilino ha fino a 35 anni. Lo riporta QuiFinanza, in un articolo pubblicato giovedì 29 ottobre. Sono per ora proposte contenute nel testo uscito dal Consiglio dei ministri: Camera e Senato devono ancora esaminarlo, e possono cambiarlo.
Sugli affitti tradizionali nulla si muove: l’aliquota resta al 21%. Le novità toccano solo la formula del canone concordato, cioè quelli in cui il canone non si decide liberamente. Deve restare dentro le fasce degli accordi territoriali firmati dalle associazioni dei proprietari e da quelle degli inquilini. Quelle fasce guardano alla zona, alla superficie e alle caratteristiche della casa, e di solito danno un affitto più basso del mercato libero.
Un esempio mostra la differenza. Un affitto concordato di 850 euro mensili vale 10.200 euro l’anno per il proprietario. Con l’aliquota in vigore la cedolare costa 1.020 euro. Al 5%, se la proposta passasse, scenderebbe a 510 euro, la metà.
Per i contratti con un inquilino fino a 35 anni, in regola con i requisiti previsti dalla legge, l’aliquota proposta è l’1%. Sullo stesso affitto di 850 euro il conto annuo sarebbe di 102 euro. L’idea è facilitare l’accesso alla casa ai giovani, che fanno più fatica a sostenere i canoni liberi o a presentare le garanzie che i locatori vogliono.
Secondo le indicazioni disponibili finora, la misura non avrebbe un limite di reddito. Anche questo punto andrà confermato in Parlamento. Il vantaggio non è dunque legato a quanto guadagna l’inquilino, ma alla sua età e al tipo di contratto.
Restano aperte diverse questioni pratiche, che QuiFinanza elenca una per una. La prima riguarda il momento in cui conta l’età. Se l’inquilino firma a 34 anni e ne compie 35 l’anno dopo, non è chiaro se l’1% resti o se scatti il 5%.
La seconda riguarda i contratti con inquilini di età diverse, per esempio una coppia in cui uno ha 36 anni e l’altro 34. La terza tocca le stanze singole, diffuse nelle città universitarie, con cucina e bagno in comune. Non si sa se lo stesso appartamento possa avere trattamenti diversi a seconda dell’età di chi occupa ciascuna stanza.
Il risparmio, dunque, c’è solo sulla carta finché il testo non diventa legge. I proprietari con un canone concordato in corso o in arrivo possono fare i conti sul proprio caso con le tre aliquote. Prima di cambiare contratto o inquilino, però, conviene aspettare le modifiche parlamentari e i chiarimenti sui casi limite.
Secondo QuiFinanza, articolo di Mauro Di Gregorio pubblicato giovedì 29 ottobre 2026.