Nel piccolo borgo di Vinca, in Lunigiana, in quei quattro giorni, dal 24 al 27 agosto del 1944, le SS al comando del maggiore Walter Reder ebbero l’appoggio della Brigata Nera “Mussolini”, il reparto fascista di Carrara. Il bilancio fu di 162 vittime, soprattutto donne, bambini e persone anziane. Per quattro giorni di fila i reparti perlustrarono case, boschi e grotte in cerca di chi si era nascosto: un tratto che distingue questa strage da altri eccidi dello stesso periodo. Il borgo fu poi dato alle fiamme e depredato.
A Vinca, a distanza di ottantadue anni, il tema non è più soltanto ricordare chi non c’è più. Il paese, che nel secondo dopoguerra contava quasi mille residenti, oggi ne restano appena poche decine, quasi tutte persone anziane. Lo spopolamento, la contrazione dei servizi e la partenza dei più giovani hanno portato la comunità vicina a un doppio rischio: sparire come paese e perdere, con essa, chi custodisce quella memoria.
È in questo scenario che si inserisce Vincanta, il festival nato nel 2023 da un’idea del poeta e regista Michelangelo Ricci, costruito con gli artisti della compagnia Teatro dell’Assedio insieme agli abitanti e al Comune di Fivizzano. La quarta edizione si è tenuta tra il 21 e il 23 agosto. Il 13 agosto era già stato proiettato “La Dea di Pietra”, il film di Ricci sulla vicenda dell’eccidio. Teatro, musica e installazioni portano artisti, studiosi e visitatori a camminare nei luoghi della strage insieme a chi in quei luoghi ci vive ancora.
Una ricerca firmata per il Cnr-ISMed da Giovanni Lombardi ed Elisa Di Giovanni descrive quanto accade a Vinca con un’espressione precisa: “memoria attiva”. È diversa da un ricordo puramente da museo. I racconti dei sopravvissuti diventano scambio tra generazioni, non un pannello da guardare in silenzio: il passato traumatico si trasforma in un terreno di dialogo, non in una vetrina.
Il valore del festival, però, non si esaurisce nella dimensione simbolica. Il Cnr osserva che iniziative come questa possono attirare visitatori, rinsaldare le reti locali, riportare in uso spazi rimasti chiusi e sostenere le piccole attività legate a ospitalità e prodotti tipici del territorio. In un’area interna dove i servizi si assottigliano ogni anno, un evento capace di portare presenze nei mesi estivi diventa una leva economica concreta, per quanto piccola.
Un festival da solo, però, non basta a tenere in piedi un paese. Anche servizi di base come la raccolta dei rifiuti restano un punto debole a Vinca, soprattutto quando arrivano più visitatori del solito. Un festival nato dal basso può accendere l’attenzione su un territorio e portare qualche presenza in più durante l’estate, ma senza investimenti pubblici stabili resta un evento isolato, non una soluzione allo spopolamento.
Per chi si occupa di rigenerazione delle aree interne, Vinca è un caso da seguire nei prossimi anni: la domanda non è se un festival possa generare qualche indotto turistico, cosa già misurabile, ma se le istituzioni locali sapranno accompagnarlo con i servizi che un borgo vivo richiede tutto l’anno, non solo a fine agosto.
Ricostruzione basata su un articolo di Francesco Ramella pubblicato su Editoriale Domani.