A Sant’Urbano, nel Padovano, sta per partire un impianto che punta a riciclare il 95% dei tessuti ricevuti. Si chiama Rule, è stato inaugurato a luglio e, secondo Adnkronos, comincerà a lavorare entro poche settimane. La posta in gioco è trasformare un costo di smaltimento in materia prima.
Il nome viene da un progetto sostenuto dai fondi Pnrr. A svilupparlo è stata Gea, che fa capo al Gruppo Greenthesis. L’obiettivo dichiarato è fissare uno standard industriale nuovo, che unisca transizione ecologica ed efficienza operativa.
Il processo parte dai carichi in ingresso, che vengono tracciati e controllati uno per uno. Dopo lo stoccaggio nel capannone arrivano la selezione e la sfilacciatura meccanica, cioè il ritorno del tessuto allo stato di fibra. Da lì escono nuovi filati, Tnt (il tessuto non tessuto) e pannelli per l’isolamento termoacustico. I settori che possono riassorbire questi materiali sono la moda, l’edilizia e l’automotive.
La capacità autorizzata di trattamento è di 3.500 tonnellate all’anno. Simona Grossi, che guida Greenthesis come amministratrice delegata, ha detto all’Adnkronos che Rule può diventare un riferimento per la logistica e la produzione del Padovano. Il 95% resta però un obiettivo: i dati sul recupero effettivo arriveranno solo con l’impianto a regime.
C’è poi il contesto normativo, che spiega perché il tempismo conta. Dal 19 luglio 2026 il Regolamento europeo sull’Ecodesign vieta alle grandi imprese di distruggere abiti, accessori e calzature invenduti. Quelle merci devono essere riusate, preparate al riutilizzo o recuperate. Per i grandi marchi, quindi, il magazzino che non si vende smette di essere un problema da buttare e diventa un flusso da collocare.
Grossi cita anche l’imminente applicazione piena della Responsabilità Estesa del Produttore, la cosiddetta Epr, al settore tessile. In sostanza, chi mette i capi sul mercato dovrà farsi carico anche del loro fine vita. L’amministratrice delegata sostiene che il recupero non debba restare una risposta all’obbligo di legge, ma diventare un elemento di innovazione e di valore per la filiera.
Un altro punto riguarda l’autorizzazione ambientale. Secondo Grossi, l’impianto lavora con limiti molto severi sulle emissioni di polveri e con una procedura chiamata End of Waste, che stabilisce quando uno scarto diventa materia prima seconda. Arpav la valuta singolarmente per ogni tipo di materiale, dice la manager. Sono dichiarazioni della società che gestisce il progetto: Adnkronos non riporta valutazioni di soggetti indipendenti né numeri sull’impronta di carbonio evitata.
Resta infine una domanda concreta che il racconto non chiarisce: quanto costerà alle imprese conferire i propri scarti a Rule rispetto allo smaltimento tradizionale. Dalla risposta dipende se il modello potrà reggersi sul mercato anche senza i fondi pubblici che hanno finanziato la costruzione.
Per chi lavora nella moda o nella distribuzione, nei prossimi mesi conviene verificare come gestire invenduti e sfridi alla luce del divieto di distruzione, ormai in vigore. Chi acquista materiali per edilizia o automotive potrà invece trovare sul mercato più prodotti ricavati da fibre rigenerate.
Secondo Adnkronos, articolo di Sibilla Bertollini pubblicato il 13 ottobre 2026.