Il Parlamento europeo ha votato martedì la propria linea sull’ampliamento del Cbam, il meccanismo che applica una tassa sul carbonio delle merci comprate fuori dai confini dell’Unione, includendo per la prima volta una vasta lista di manufatti finiti di acciaio e alluminio già lavorati.
Gli eurodeputati hanno votato a favore con 464 sì, 50 no e 159 astensioni, allargando il campo d’applicazione della norma ben oltre le sole materie prime iniziali: ora rientrano anche molle e fili metallici, oggetti per la casa, insieme agli elementi di fissaggio realizzati in acciaio o alluminio.
Il testo prevede inoltre un’esenzione, chiesta dagli eurodeputati, per l’elettricità comprata da Paesi extra Ue quando i gestori la usano per tenere in equilibrio la rete elettrica. È un dettaglio tecnico, ma conta per chi opera vicino ai confini dell’Unione, dove gli scambi di energia con Paesi terzi sono più frequenti.
L’assemblea ha invece respinto la clausola di salvaguardia dell’articolo 27a, pensata per togliere alcuni beni dal perimetro del Cbam quando i prezzi salgono all’improvviso. Al suo posto ha scelto di destinare per un periodo limitato i proventi della tassa, quando riguardano quei beni, ai settori danneggiati. Cade inoltre la possibilità di usare i crediti di carbonio dell’Accordo di Parigi per ridurre gli obblighi del Cbam: il tema tornerà sul tavolo nella prossima revisione del sistema Ets, lo scambio di quote di emissione europeo.
Con un secondo voto, 433 sì, 97 no e 146 astensioni, il Parlamento ha fissato anche la sua linea sul fondo temporaneo pensato per proteggere le aziende europee sui mercati di esportazione dalla concorrenza di Paesi con regole ambientali meno severe. I deputati vogliono anticipare l’avvio dei pagamenti al 2027, un anno prima di quanto proposto dalla Commissione, e portarli fino al 2029. Chiedono anche di allargare la platea ai produttori di fertilizzanti, includendo urea, solfato di ammonio e nitrato di ammonio tra i beni ammessi perché considerati centrali per la sicurezza alimentare, e a tutte le imprese che usano nella produzione materiali già colpiti dal Cbam. Il testo è pronto per il negoziato con i governi nazionali.
La cancellazione della clausola di salvaguardia è il punto più contestato dai settori che comprano materie prime già colpite dal Cbam, in un momento di rincari acuiti dalla crisi in Medio Oriente. Il presidente di Assopannelli, Paolo Fantoni, che rappresenta nella FederlegnoArredo le aziende che lavorano l’urea, sostiene che la misura tolga uno strumento utile per rispondere a circostanze davvero fuori dal comune. Le organizzazioni agricole europee Copa e Cogeca fanno notare che la norma cancellata serviva a mettere gli agricoltori al riparo dai prezzi troppo alti dei fertilizzanti nei periodi di crisi. Confagricoltura, sulla stessa posizione di Coldiretti, avverte che la scelta rischia di pesare sulla produzione europea e di scaricare altri rincari sui consumatori finali, attraverso i prezzi del cibo. Lo riporta Il Sole 24 Ore, che ha raccolto le reazioni dei settori coinvolti dopo il voto di martedì.
Il testo passa ora al negoziato tra Parlamento, Consiglio Ue e Commissione, i cosiddetti triloghi, prima di diventare legge definitiva. Le aziende che producono o importano oggetti in acciaio e alluminio dovrebbero cominciare già a stimare quanto pagheranno di Cbam quando la lista dei prodotti coperti si allargherà, perché la clausola che le avrebbe protette da un rincaro improvviso dei prezzi non ci sarà più.
Secondo Il Sole 24 Ore, la posizione del Parlamento europeo su Cbam e fondo per la decarbonizzazione è stata approvata martedì 15 settembre 2026, in vista del negoziato con i governi nazionali dell’Unione europea.