Assocarta, Assografici e i sindacati di settore, tra cui Fistel Cisl, Ugl Chimici, Uilfpc e Slc-Cgil, hanno chiesto alla Commissione europea di correggere la revisione dell’Ets, il sistema che assegna e scambia le quote di emissione di CO2 nell’Unione. La richiesta arriva mentre Bruxelles porta avanti da luglio il processo di aggiornamento delle regole.
Il timore condiviso da imprese e lavoratori è che l’obiettivo di azzerare le emissioni nette entro il 2050 finisca per spingere fuori dall’Europa proprio i settori più esposti ai costi energetici, come la filiera cartaria e i comparti collegati di grafica, cartotecnica ed editoria. Meno produzione in Italia significa, secondo le sigle firmatarie, meno posti di lavoro nello stesso perimetro industriale.
Al centro delle critiche c’è il progressivo taglio delle tutele riservate ai settori a rischio di trasferimento produttivo verso Paesi con regole ambientali più permissive, un fenomeno che gli addetti ai lavori chiamano carbon leakage. Le nuove condizioni per accedere alle quote assegnate senza costo, secondo le associazioni, riducono proprio quella protezione. La richiesta è di bloccare la riduzione dei parametri di riferimento ai livelli fissati nel 2025, così da non stringere ulteriormente il margine delle aziende energivore.
Le imprese cartarie segnalano altri tre nodi aperti: il rimborso dei costi indiretti legati alla CO2, oggi lasciato alla discrezione dei singoli governi nazionali; lo svantaggio di chi esporta verso mercati privi di un prezzo del carbonio equivalente; il ruolo della riserva pensata per stabilizzare le quotazioni della CO2 sul mercato europeo. A questo si sommano i rincari energetici dei mesi estivi, un fattore che pesa su un materiale, la carta, decisivo pure per il riciclo e per l’intero sistema dell’economia circolare europea.
La preoccupazione non riguarda solo la carta. Anche il vetro ha alzato la voce: Vitaliano Torno, alla guida di Assovetro, giudica insufficiente la versione approvata a luglio. Per Torno il testo accoglie in parte le richieste dell’industria europea, ma resta timido sui nodi strutturali del sistema, al punto da rischiare di diventare il momento di rottura per l’intera manifattura continentale, con ricadute dirette sulla capacità di riciclo dei materiali.
Anche il governo italiano ha portato la questione ai tavoli europei, spingendo per una modifica del meccanismo prima che le nuove regole entrino pienamente in vigore. Il dossier resta aperto a Bruxelles, dove la Commissione deve ora decidere se accogliere le richieste di imprese e sindacati o mantenere l’impianto attuale della riforma.
Per chi lavora nella filiera cartaria e in quella del vetro, il prossimo passaggio da seguire è la posizione che il Parlamento europeo assumerà sul testo. Da quella dipenderà se le quote gratuite resteranno un cuscinetto sufficiente o se la pressione sui costi energetici continuerà a spingere parte della produzione fuori dai confini Ue.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore in un articolo di Sara Deganello pubblicato il 2 settembre 2026.