Webuild ha rialzato il prezzo della sua Opa su Trevi: portandolo su ogni titolo da 4,5 euro fino a 5,165. Lo ha comunicato lunedì 5 ottobre, secondo quanto riporta Forbes.it, e il nuovo corrispettivo vale 47,13 milioni di euro in totale. Venerdì 2 ottobre il gruppo aveva ancora confermato i 4,5 euro: questo è un rialzo vero, arrivato a sorpresa.
Il motivo è un accordo con Praude Asset Management, da cui Webuild ha comprato il 13,916% di Trevi pagando 5,165 euro ciascuna. Con quell’acquisto la sua quota sale al 18,91% del capitale, voti compresi. Il prezzo era più alto del 14,8% rispetto all’offerta di partenza.
La differenza non resta a Praude. Webuild ha scelto di allineare l’offerta per tutti gli azionisti che aderiscono, compresi quelli che avevano già consegnato i titoli. A Piazza Affari Trevi è salita fino al 6%, avvicinandosi proprio a quel prezzo.
Per capire perché la mossa pesa, serve guardare il rivale. Icop, il gruppo friulano guidato da Piero Petrucco, offre azioni proprie e non contanti: ha già alzato la sua Ops a fine settembre, passando da 0,133 a 0,165 titoli Icop in cambio di ciascuna azione Trevi (un aumento del 24,1%). Le due offerte sono partite a due settimane di distanza, il 14 settembre quella di Icop e il 28 quella di Webuild.
Un’offerta in titoli, però, vale quanto il titolo che la paga. Lunedì Icop ha perso circa il 4,8%, fino a 28 euro, e secondo i calcoli di Forbes.it l’Ops arriva così a circa 4,62 euro per azione Trevi. Con Trevi a 5,165 euro lo sconto è del 10,5%: chi aderisce a Icop incassa meno di chi aderisce a Webuild.
C’è poi la soglia. Venerdì 2 ottobre Webuild ha abbassato la condizione di efficacia dal 66,7% al 50% più uno dei diritti di voto, mentre Icop è rimasta al 66%. Gli analisti di Alantra, nel commento riportato da Teleborsa, fanno il conto: se Webuild non porta la sua quota all’Ops rivale, e ritengono quasi certo che non lo farà, Icop dovrebbe convincere circa l’81% delle azioni restanti.
Webuild gioca anche sul racconto. Il gruppo sostiene che l’offerta di Icop dia agli azionisti titoli storicamente poco liquidi, di una società con debito in crescita. La propria Opa, dice, garantisce invece un corrispettivo certo e tutto in contanti. È una tesi di parte, e va letta così: l’azienda non porta dati indipendenti a sostegno.
Resta aperta la mossa di Icop. Può rilanciare di nuovo, ma dovrebbe farlo con azioni che oggi valgono meno di una settimana fa, intanto il mercato saprà dalla Borsa Italiana, giorno per giorno, quante adesioni raccolgono le due offerte.
Chi ha Trevi in portafoglio ha due numeri da seguire nei prossimi giorni: le adesioni comunicate da Borsa Italiana e l’eventuale controfferta di Icop. Finché non arriva, il contante di Webuild è l’unico prezzo certo sul tavolo.
Forbes.it, articolo del 5 ottobre 2026 sul rilancio di Webuild nell’Opa su Trevi.