Sono 777 le aziende uscite dalla crisi grazie alla composizione negoziata, lo strumento che permette a un’impresa in difficoltà di trattare con i creditori fuori dal tribunale. A contarle è Unioncamere, l’ente che riunisce le Camere di commercio e gestisce la piattaforma delle procedure, su un periodo che va dal 15 novembre 2021 al 31 agosto 2026. Secondo Il Sole 24 Ore, la stima di Unioncamere sui lavoratori tutelati è di circa 45.800 persone.

Il percorso è partito con il decreto legge 118 del 2021, varato durante il governo Draghi. In quasi cinque anni le procedure aperte sono 5.084, di cui 1.128 aperte da gennaio ad agosto 2026. Il ricorso cresce, quindi, e non solo come numero assoluto: anche gli esiti positivi aumentano.

Resta da leggere bene il tasso di successo. Il 23% si calcola sulle 3.453 pratiche già concluse, non su tutte quelle aperte: le altre sono ancora in corso e il loro esito è sconosciuto. Il dato arriva inoltre da Unioncamere, che gestisce lo strumento e ha interesse a mostrarlo in buona luce. Nessun controllo indipendente è citato.

Tra i casi recenti compaiono realtà molto diverse. Ad agosto hanno chiuso il percorso Tfm Automazione, meccanica di precisione per l’automotive, 250 dipendenti e un fatturato da 60 milioni, e Colines, che produce macchine per la plastica e la gomma e ha 150 addetti. C’è poi Edim, fonderia di metalli passata al gruppo Bosch, con 340 dipendenti. Più indietro nel tempo si trovano Coin e Furla, mentre Natuzzi, il produttore di divani, ha appena iniziato.

Il quadro cambia guardando alle 2.676 pratiche finite male. Nel 54% dei casi le trattative sono fallite, e in 839 istanze mancava addirittura una prospettiva di risanamento. Un altro 15% si è fermato perché l’imprenditore ha rinunciato.

Gli addetti ai lavori indicano due cause ricorrenti. La prima è la tempistica: troppe aziende presentano domanda quando la crisi è già avanzata. La seconda è l’esperienza di chi guida la trattativa. Gli esperti nominati sono commercialisti nel 78% dei casi e avvocati nel 20%, mentre dirigenti d’impresa e consulenti del lavoro sono pochissimi.

Pesa anche il fisco. Gli esperti lamentano che l’Agenzia delle Entrate approvi poche transazioni fiscali, un nodo perché il debito con l’erario spesso decide se un piano regge. Nelle ultime settimane però gli accordi firmati sono saliti a 53, un segnale che va confermato dai prossimi aggiornamenti.

Andrea Prete, che guida Unioncamere, insiste sulla rapidità: più si interviene presto, più aumentano le probabilità di successo. Secondo lui, nell’ultimo anno lo strumento ha salvato un’azienda su quattro e ha tutelato il lavoro di oltre 45mila persone, senza contare fornitori e società collegate.

Per un imprenditore che vede i margini assottigliarsi, la lezione dei numeri è pratica: chiedere la composizione negoziata ai primi segnali di tensione sui pagamenti, non quando i creditori hanno già bussato.

Dati Unioncamere aggiornati al 31 agosto 2026, riportati da Il Sole 24 Ore il 5 ottobre 2026.