La sterlina affronta due appuntamenti ravvicinati: il Budget d’autunno di mercoledì 28 ottobre e la riunione della Bank of England del 5 novembre. Secondo Money.it i due eventi tirano il cambio in versi contrari, e il dato sui prezzi di settembre ha complicato lo scenario.

Mercoledì 21 ottobre l’istituto di statistica britannico ha confermato un’inflazione annua del 3,5%, in salita dal 3,1% di agosto. Gli economisti si aspettavano il 3,4%. L’indice core, che toglie tabacco, alcol, alimentari ed energia, è salito al 2,8% dal 2,6%. I servizi sono passati dal 3,4% al 3,7%.

A spingere i prezzi sono soprattutto i carburanti, cresciuti del 29,8% in un anno. Il gasolio costa 192,5 pence per litro, un massimo che non si vedeva da luglio 2022, mentre la benzina sta a 169,5.

Il mercato ha reagito poco perché i prezzi già incorporavano la stretta. Dopo il dato, secondo BigGo, i tassi scontavano un aumento di 25 punti base, dal 3,75% al 4%, con una probabilità di circa il 98%. Nei giorni precedenti altre fonti parlavano del 90-95%.

Un indizio sta nella riunione del 17 settembre, chiusa con il Bank Rate fermo e tre voti su nove per alzarlo subito: a chiederlo erano Huw Pill, Megan Greene e Catherine Mann. Anche il governatore Andrew Bailey, pur votando per lasciarlo fermo, ha scritto che l’inasprimento è probabile. La Banca vedeva l’inflazione verso il 3¾% negli ultimi tre mesi del 2026, quindi il 3,5% di settembre sta ancora sotto quel percorso. Non insegue un numero: anticipa un’inflazione energetica che vede ancora in salita.

Qui nasce il problema per Londra, perché ogni rialzo costa anche allo Stato. Secondo Reuters, l’8 ottobre il gilt, il titolo di Stato britannico, ha toccato il 5,53% sulla scadenza decennale, il massimo da luglio 2007. Sulle scadenze più lunghe il rendimento è salito al 6,00% per i 20 anni e al 6,05% per i 30, valori che non si registravano dal 1998. Il decennale viaggia ora intorno al 5,4%. City AM, citando l’OBR, l’Office for Budget Responsibility, stima che gli interessi sul debito quest’anno costino 110 miliardi di sterline circa, quasi il doppio della difesa.

Quanto spazio abbia il Cancelliere John Healey dipende da chi fa i conti. Handelsbanken lo stima a 22,7 miliardi, mentre Pantheon, ai primi di settembre, parlava di 13. Una rilevazione di Reuters tra gli analisti, datata 15 ottobre, avrebbe una mediana tra 10 e 12 miliardi. Handelsbanken avverte che rendimenti più alti rendono più probabili nuovi aumenti di tasse.

Il margine è molto sensibile ai tassi. Le stime dell’OBR, riportate dal broker, dicono che un solo punto di rendimenti e Bank Rate in più cancellerebbe circa 16 miliardi di spazio. Il rialzo che aiuta la sterlina riduce dunque la copertura fiscale su cui il Budget deve contare.

Per ora il cambio tiene. Il 21 ottobre la valuta britannica valeva circa 1,337 dollari, poco meno del 2% sopra il minimo annuale di 1,3137 registrato il 14 ottobre. Contro l’euro stava a 0,8394, vicinissima al minimo stagionale di 0,8385 del 20 ottobre, cioè circa 1,19 euro per sterlina. Il sostegno viene dal differenziale: il tasso della Banca d’Inghilterra al 3,75% contro il 2,50% della Bce.

Se il Budget convince e i rendimenti scendono, il cambio con il dollaro potrebbe salire verso 1,34-1,343. Con un margine sotto i 10 miliardi, o con una raffica di vendite sui gilt, tornerebbe verso 1,318-1,3194. Lo stesso 28 ottobre decide anche la Federal Reserve: un tono severo rafforzerebbe il dollaro indipendentemente da Londra.

Chi ha viaggi, pagamenti o investimenti in sterline dovrebbe guardare la risposta dei gilt ai conti del Budget di mercoledì 28 ottobre, ancor prima della Bank of England.

Analisi dell’Ufficio Studi di Money.it, pubblicata giovedì 22 ottobre 2026.