Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedeschi mercoledì 4 novembre, in apertura, ha toccato quota 112 punti base. Il decennale italiano rende il 4,43%, mentre il titolo tedesco di pari durata resta al 3,31%. È il calo più marcato registrato da alcune settimane, e arriva subito dopo le elezioni di metà mandato in America, che hanno punito duramente i Repubblicani di Donald Trump, come riporta QuiFinanza.
Lo spread misura quanto lo Stato italiano paga in più del governo tedesco per farsi prestare denaro. Quando scende, il debito pubblico italiano viene giudicato meno rischioso e il costo del finanziamento per il Tesoro si riduce. Per chi risparmia, il segnale è che i Btp pesano meno sulla percezione dei mercati.
Il movimento non ha riguardato solo Roma. La Spagna ha visto lo scarto dei Bonos tornare sotto i 60 punti base, per la precisione a 58, con un rendimento di 3,89%. La Francia sta peggio: gli Oat segnano 162 punti di spread e un rendimento del 4,93%, ma si allontanano ancora dalla soglia del 5%.
Il quadro, però, non è privo di ombre. Diversi analisti temono che Trump riprenda presto il dossier iraniano, e lui stesso lo ha annunciato in più occasioni di recente. Alla vigilia del voto, secondo QuiFinanza, droni americani avevano colpito basi iraniane sullo stretto di Hormuz.
Il ragionamento degli osservatori ha una logica precisa. Da gennaio il presidente avrà di fronte un Congresso ostile, quindi i due mesi che restano potrebbero essere l’ultima finestra per chiudere il conflitto in Medio Oriente con un risultato da mostrare. Un’escalation farebbe salire il petrolio. Con il petrolio più caro crescerebbe l’inflazione, e con l’inflazione i tassi.
Quella catena colpirebbe l’Europa nel punto più fragile. Tassi più alti frenerebbero di nuovo le economie del continente e metterebbero sotto pressione i debiti pubblici, con effetti negativi sui titoli di Stato. Per questo il calo non era così ovvio come sembra: i mercati hanno premiato l’esito del voto pur sapendo che la prossima mossa militare resta aperta.
Va detto che si tratta di scenari, non di fatti. QuiFinanza non cita annunci ufficiali della Casa Bianca su nuove operazioni, e il rischio indicato dagli analisti dipende da una decisione che nessuno ha ancora preso. Il rialzo del petrolio, l’inflazione e i tassi sono passaggi ipotetici, non dati già visibili sui listini.
Nel frattempo il Tesoro italiano tornerà a chiedere soldi ai mercati. Il calendario delle aste parte dopo il 10 novembre. I Bot vanno in asta l’11 e il 26. I Btp Short Term e i Btp€i arrivano il 25. Per le scadenze più lunghe ci sono due appuntamenti, il 12 e il 27.
Sarà proprio l’asta del 12 novembre il primo banco di prova per capire se il rendimento al 4,43% regge davanti a chi compra davvero. Chi pensa di investire in titoli di Stato farebbe bene a segnare quelle date, perché il prezzo di ingresso dipende da come reagiranno i mercati alle notizie sull’Iran.
Secondo QuiFinanza, che ha pubblicato la notizia sullo spread mercoledì 4 novembre 2026.