Giovedì 22 ottobre, nei primi scambi della mattina, il differenziale tra Btp e Bund tedeschi è salito a 122 punti base. QuiFinanza segnala che è il valore più alto degli ultimi due anni circa, e il numero che pesa di più è un altro: il decennale italiano di riferimento ha toccato un rendimento del 4,62%.

Quel livello sta a pochi decimali dai massimi del 2023. Rendimenti superiori, sui Btp, si trovano solo risalendo a settembre e ottobre di quell’anno, quando l’inflazione correva al 5,7% e la Bce aveva portato i tassi al 4,5%. Prima ancora, si arriva all’inizio del 2013, negli strascichi della crisi del debito.

Lo spread, quindi, non racconta tutta la storia. Secondo QuiFinanza il rialzo non nasce da un problema italiano: è un movimento globale, che in misura minore riguarda anche l’Europa. La prova sta nel confronto con gli altri Paesi, dove il differenziale resta contenuto nonostante rendimenti ai massimi dall’introduzione dell’euro.

La testata indica tre fattori che spingono i tassi verso l’alto:

  • aziende e Stati chiedono molti soldi in prestito proprio mentre le banche centrali riducono la liquidità in circolo;
  • l’inflazione continua a salire;
  • il petrolio è tornato sopra i 110 dollari al barile.

Chi presta denaro chiede di più quando il mercato è affollato di emissioni e i prezzi corrono. Il debito pubblico di casa nostra c’entra poco.

Il quadro europeo, ai valori dell’apertura di giovedì, mostra dove si concentra la pressione:

  • Germania: rendimento 3,40%, il riferimento per il calcolo dello spread;
  • Italia: 4,62%, spread a 122;
  • Francia: 5,05%, spread a 165;
  • Spagna: 4,10%, spread vicino a 70.

La Francia è il caso più delicato. I suoi Oat hanno superato il livello raggiunto nella crisi del 2011, con un debito che QuiFinanza definisce fuori controllo e un’instabilità politica che si trascina da anni. La Spagna, al contrario, resta il Paese più stabile del gruppo. L’Italia sta in mezzo: paga 122 punti sopra Berlino, ma 43 in meno di Parigi.

Una cautela sui numeri. Sono letture dell’apertura, e lo spread si muove durante la seduta: il valore di chiusura di giovedì può essere diverso, e il testo di QuiFinanza non lo riporta. Contano anche i tempi lunghi, perché un picco di mezza mattina non fa una tendenza.

Sul fronte del collocamento, il Tesoro ha incassato una buona risposta. Mercoledì 21 ottobre si è chiusa la terza giornata del Btp Valore, il titolo di Stato pensato per i risparmiatori, con una raccolta complessiva vicina ai 12 miliardi di euro. Un rendimento più alto rende questi titoli più interessanti per chi compra, ma costa di più allo Stato che li emette.

Il calendario delle prossime settimane offre i primi riscontri. Martedì 27 ottobre andranno all’asta i Btp Short Term e i Btp€i, mercoledì 28 i Bot, giovedì 29 le emissioni con scadenze intermedie e lunghe. Chi segue i rendimenti dovrebbe guardare a quelle aste per capire se il decennale resta sopra il 4,6% o rientra.

Dati di QuiFinanza, articolo di Matteo Runchi pubblicato giovedì 22 ottobre 2026, riferiti ai valori dell’apertura dei mercati di quel giorno.