Lo spread tra Btp e Bund è sceso a 115 punti base all’apertura di martedì 27 ottobre, il secondo ribasso netto consecutivo. Rispetto alla mattina precedente il differenziale ha perso altri 7 punti. Il rendimento dei Btp è tornato al 4,50%, quasi due decimi di punto sotto i massimi toccati la settimana scorsa, come ha riportato QuiFinanza.
Il paradosso è che i motivi del rialzo non sono spariti. Il petrolio resta caro, l’inflazione preoccupa ancora e sia la Fed sia la Bce sembrano orientate a nuovi aumenti dei tassi. A cambiare è stato l’atteggiamento di chi scommette contro il debito: la speculazione si è raffreddata, e i prezzi l’hanno seguita.
La scintilla è partita da Parigi. Lunedì Moody’s ha lasciato invariato a Aa3 il giudizio sul debito francese (gli Oat), che nelle settimane scorse erano finiti nel mirino a causa delle difficoltà economiche e politiche del paese. Quei rendimenti avevano raggiunto livelli mai visti dall’introduzione dell’euro, senza che i fondamentali, secondo QuiFinanza, li giustificassero fino a quel punto.
Il verdetto dell’agenzia ha rassicurato gli investitori. Il sollievo, però, può durare poco: nel 2027 si vota in Francia, e lo scontro atteso tra due candidati, Marine Le Pen a destra e Jean-Luc Mélenchon a sinistra, piace poco ai mercati. Una nuova ondata di vendite non si può escludere.
L’effetto si vede in tutta l’area euro. Ecco la fotografia all’apertura del 27 ottobre:
- Bund tedeschi: rendimento al 3,35%, il riferimento per il calcolo degli spread
- Btp italiani: 4,50%, con uno spread di 115 punti base
- Oat francesi: 4,93%, spread a 158 punti base
- Bonos spagnoli: 4,00%, spread a 65 punti base
Gli Oat si sono allontanati ancora dalla soglia del 5%, il livello più alto degli ultimi 25 anni. L’Italia resta così in una posizione intermedia: più cara della Spagna, più economica della Francia.
Per chi legge, il significato pratico passa dalle emissioni. Martedì il Tesoro ha tenuto l’asta di tre prodotti. Il Btp Short Term scade tra 2 anni e paga una cedola annuale del 3%. I due Btp€i durano 15 e 30 anni, con cedole annuali rispettivamente dell’1,25% e del 2,35%. Il calo dei rendimenti riduce il costo del debito collocato in questi giorni e, in prospettiva, la spesa per interessi che grava sul bilancio dello Stato.
Due appuntamenti restano in calendario. Mercoledì 28 ottobre è il turno dei Bot, giovedì 29 tocca ai titoli con scadenze più lunghe. Sono le aste in cui si capirà se la domanda tiene anche con rendimenti più bassi.
Chi ha investito in titoli di Stato o ne sta valutando l’acquisto dovrebbe guardare proprio a quelle due sedute: se la discesa del differenziale regge, i prezzi dei Btp già in portafoglio ne beneficiano; se la speculazione torna sulla Francia, lo spread può risalire in fretta.
Dati e ricostruzione tratti da QuiFinanza, articolo di Matteo Runchi pubblicato martedì 27 ottobre 2026.