Lo spread tra Btp e Bund è risalito a 111 punti base all’apertura di lunedì 19 ottobre, con i titoli italiani che rendono il 4,52%. Il petrolio ha ripreso a salire, e questo ha annullato i miglioramenti visti la settimana precedente: i rendimenti sono tornati sopra il 4,50%. Lo riporta QuiFinanza.

Lo spread è la distanza tra il rendimento di un titolo di Stato e quello del Bund tedesco, il riferimento europeo. Il Bund rende il 3,41%, e i Btp stanno 111 punti base sopra. Più quel margine si allarga, più lo Stato italiano paga per finanziarsi sul mercato.

Il punto interessante è la causa. Secondo QuiFinanza, il debito pubblico italiano resta un fattore di rischio, ma stavolta non spiega i movimenti. Tutto nasce fuori dall’Italia: il conflitto che Israele e Stati Uniti hanno aperto contro l’Iran a marzo ha provocato una crisi energetica, e quella crisi ha fatto risalire l’inflazione.

Da qui parte la catena che pesa sui rendimenti. Ci si aspetta rialzi dei tassi da parte della Bce e un rallentamento delle economie del continente. Entrambe le attese fanno salire i rendimenti dei titoli pubblici, non solo di quelli italiani.

La prova, secondo la testata, sta nei numeri degli altri Paesi all’apertura del 19 ottobre:

  • Francia: Oat al 4,85%, con uno spread di 144 punti base
  • Italia: Btp al 4,52%, spread di 111 punti
  • Spagna: Bonos al 4,03%, spread di 62 punti
  • Germania: Bund al 3,41%, il parametro di confronto

La Francia è il caso più fragile. QuiFinanza descrive un Paese scosso da proteste e diretto verso una corsa alla presidenza che appare una sfida tra le due ali estreme dello schieramento politico. Gli investitori diffidano di entrambe le prospettive e questo pesa sul debito francese.

Resta una differenza di circa 50 punti base tra Spagna e Italia. Quella distanza, precisa QuiFinanza, dipende proprio dal peso del debito italiano, che però non c’entra con gli scossoni di questi giorni.

Lunedì è partita anche l’emissione dei Btp Valore, titoli pensati per i piccoli investitori. Rendono di più di altri titoli di Stato e hanno due formule. Nella prima la cedola arriva ogni tre mesi. Nella seconda c’è una cedola sola, incassata alla scadenza.

Le aste ordinarie arrivano a fine mese. Martedì 27 ottobre tocca ai Btp Short Term e ai Btp€i, mercoledì 28 ai Bot, giovedì 29 ai titoli con scadenze più lunghe.

Chi vuole comprare titoli di Stato ha quindi due strade nelle prossime settimane: i Btp Valore già aperti, oppure le aste di fine mese, quando si vedrà se il petrolio avrà lasciato i rendimenti sopra il 4,50%.

Secondo QuiFinanza, nell’articolo di Matteo Runchi pubblicato lunedì 19 ottobre 2026 su spread e rendimenti all’apertura di quel giorno.