Il patrimonio netto medio di una famiglia italiana ha superato i 450mila euro nel primo trimestre del 2026, ma quel numero racconta poco della vita reale della maggioranza, come ha ricostruito QuiFinanza analizzando i dati diffusi da Banca d’Italia. Sotto quella soglia, 178.262 euro, si colloca la metà esatta delle famiglie: è la mediana, il valore che più racconta la condizione economica tipica. I nuovi numeri arrivano dai conti sulla distribuzione della ricchezza familiare, costruiti incrociando i conti patrimoniali con l’indagine sui bilanci delle famiglie e condivisi con le altre banche centrali dell’area euro.
La distanza tra media e mediana è il primo segnale della disuguaglianza. La media si gonfia per effetto dei patrimoni molto ampi, la mediana invece mostra dove sta davvero la famiglia di mezzo. Ed è proprio questo scarto, circa 273mila euro, a raccontare quanto il benessere resti concentrato.
I numeri sulla concentrazione confermano il quadro. Il 10% delle famiglie più ricche controlla il 60,41% del patrimonio netto complessivo, in leggerissimo calo dal 60,57% di fine 2025. Alla metà delle famiglie meno abbienti spetta invece il 7,27%, di poco sopra il 7,25% registrato tre mesi prima. L’indice di Gini, che misura la disuguaglianza su una scala dove valori più alti significano maggiore concentrazione, scende appena da 72,19 a 72,09: un ritocco, non un’inversione di rotta.
Tradotto in euro, il divario è netto. Una famiglia del decimo più ricco ha in media un patrimonio vicino ai 2,72 milioni di euro. Chi si trova nella metà meno abbiente possiede in media circa 65.600 euro, e il divario fra i due gruppi supera le 41 volte: questo spiega da solo perché il dato medio nazionale si allontani così tanto dalla condizione della famiglia comune.
Nel trimestre la ricchezza netta complessiva degli italiani è scesa di circa 38 miliardi di euro, fermandosi a 11.295 miliardi. Il calo arriva da un ridimensionamento di azioni e fondi d’investimento, passati da 2.930 a 2.875 miliardi, mentre il valore delle abitazioni è salito da 5.591 a 5.607 miliardi. Il quadro cambia se si guarda a dodici mesi fa: nel primo trimestre 2025 il patrimonio delle famiglie si fermava a circa 10.870 miliardi, quindi in un anno è salito di oltre 424 miliardi di euro, un incremento vicino al 4%.
Anche la composizione del patrimonio racconta due Italie diverse. Chi appartiene alla metà meno abbiente tiene il 73,6% di ciò che possiede nella casa e il 17,5% in depositi bancari: dipende quasi tutto dall’andamento del mattone. Per il 10% più abbiente invece la casa pesa solo il 30,7% del totale. Il resto è soprattutto mercato finanziario: fondi, partecipazioni e azioni valgono insieme il 37,6%, un paniere più esposto ai mercati, che nei periodi di rialzo rende di più ma nelle correzioni pesa altrettanto.
La tendenza di fondo non è nuova. Nel 2010 il decimo più ricco degli italiani possedeva circa il 52% del patrimonio nazionale. Oggi quella quota ha superato il 60%. Nello stesso arco di tempo la fetta della metà meno abbiente si è ridotta dall’8,5% al 7,3%.
Chi valuta come diversificare i propri risparmi trova qui un indizio concreto: la parte di patrimonio investita in strumenti finanziari, e non solo nella casa, resta il fattore che negli ultimi quindici anni ha separato chi si è avvicinato alla media da chi è rimasto ancorato alla mediana.
Dati e analisi ripresi da QuiFinanza, articolo di Donatella Maisto pubblicato il 25 agosto 2026 sui conti sulla ricchezza delle famiglie diffusi da Banca d’Italia.