Il PIL pro capite reale dell’Italia supera di appena il 2% quello del 2007, l’anno prima della Grande recessione. Lo indica il World Economic Outlook di ottobre del Fondo monetario internazionale, ripreso da Money.it. Nello stesso arco di tempo gli statunitensi hanno guadagnato il 29%, i tedeschi il 16%, gli spagnoli l’11%.
La misura usata è il prodotto per abitante a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione. Con il 2007 fissato a 100, l’Italia sta a 102 nel 2026. Sopra di noi si trovano gli Stati Uniti con 129, poi Germania (116), Spagna (111) e Francia (110). Tra le grandi economie dell’area euro peggio dell’Italia fa solo la Grecia, che si ferma a 94.
Il percorso è stato a gradini verso il basso. Tra il calo del 2009 e le tensioni sui debiti sovrani del 2012-2013 l’indice è sceso fino a 88, il suo minimo, nel 2014. Ogni abitante aveva perso il 12% della ricchezza prodotta, e in sette anni. Nel 2019 si era risaliti solo a 93,7, mentre la Spagna, colpita quanto noi, era già a 104.
Poi è arrivato il Covid, con il punto più basso dell’intera serie: 85,6 nel 2020. Il rimbalzo del biennio 2021-2022, aiutato da superbonus e PNRR, ha riportato l’indice sopra 100 nel 2024. Erano passati diciassette anni.
C’è poi un effetto che addolcisce il dato. Nel 2014 si contavano 60,4 milioni di italiani, e il FMI prevede 58,9 milioni quest’anno e per il 2031 scende ancora, a 58,4 milioni. Dividere per meno persone fa salire il prodotto per abitante anche senza crescita vera. Gli spagnoli, intanto, sono arrivati a quasi 50 milioni dai 45,7 del 2007, eppure hanno fatto molto meglio.
Il confronto si fa più duro guardando il PIL complessivo. Quello italiano supera il livello del 2007 del 2,7%. Per la Spagna l’aumento è del 22%, mentre Germania e Francia sono entrambe al 19%.
Gli scenari fino al 2031 non cambiano il quadro. Per l’Italia il FMI vede un PIL in aumento di circa lo 0,6-0,8% l’anno, che dividendo per gli abitanti diventa circa +0,8%. Francia e Spagna viaggiano a +0,9%, la Germania a +1%, gli Stati Uniti a +1,7%. L’indice italiano arriverebbe a 106 nel 2031.
La distanza dai partner, dunque, non aumenta ma non si accorcia. A questo ritmo l’Italia raggiungerebbe intorno al 2036 la posizione che oggi occupa la Spagna, e verso il 2041 quella tedesca di adesso. La Grecia, crollata a 73 nel 2013, nel 2030 potrebbe riavvicinarsi al livello di partenza e arrivare nel 2031 a 102,5, vicinissima all’Italia.
Sullo sfondo c’è un’economia globale che il FMI descrive come spaccata. Vanno bene i paesi legati agli investimenti in intelligenza artificiale, con il loro boom, e quelli che vendono energia. Vanno male i compratori di energia che pesano poco nelle filiere tecnologiche. L’Italia appartiene in buona parte a questo secondo gruppo: per il 2026 il Fondo prevede un’inflazione del 3,3%, che raddoppia rispetto al 2025 per colpa dell’energia.
Money.it riassume la sostanza così: in vent’anni il paese non ha guadagnato terreno sui partner, ha solo interrotto la perdita. Per chi guarda a stipendi e risparmi, il dato da seguire nei prossimi mesi è l’inflazione, che il Fondo stima in forte rialzo nel 2026 per l’energia.
Dati del World Economic Outlook del FMI di ottobre 2026, riportati da Money.it il 14 ottobre 2026.