L’economia italiana ha chiuso il secondo trimestre con un aumento del prodotto interno lordo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre ad agosto il carovita è tornato a correre. Secondo i dati diffusi dall’Istat il primo settembre, il Pil cresce dell’1% su base annua. La stima acquisita per l’intero 2026, calcolata assumendo una crescita piatta nei trimestri che restano, si ferma allo 0,8%.

A trainare l’espansione sono stati soprattutto i consumi interni: la spesa di famiglie e istituzioni sociali private è salita dello 0,4%, gli investimenti fissi lordi dello 0,3%. Il commercio estero ha invece pesato in negativo. Le importazioni sono salite dell’1,7%, più del ritmo tenuto dalle esportazioni, ferme a un +0,8%, sottraendo tre decimi di punto alla crescita complessiva.

Tra i settori, il quadro resta diviso in due. L’industria arretra dello 0,5%, con una flessione dell’1% per la manifattura in senso stretto, mentre le costruzioni corrono a +1,5%. I servizi restano il motore principale dell’economia, con un +0,4% complessivo trainato da informazione e comunicazione (+1,2%) e da commercio, trasporti e ristorazione (+0,7%). La pubblica amministrazione, tra istruzione e sanità, è rimasta piatta.

Sul fronte dei prezzi la situazione si complica. L’inflazione tendenziale è salita al 3,3% ad agosto, dal 2,9% di luglio, spinta soprattutto dall’energia: il rincaro annuo dei prodotti energetici è passato dall’11,6% al 17%. Il balzo più marcato riguarda il gas venduto sul mercato tutelato, che ha accelerato dal 21,8% a oltre il 31% in un anno, mentre la benzina segna un +16,3% e il gasolio da riscaldamento supera il 31%.

Per l’Unione Nazionale Consumatori l’effetto pratico è concreto: due genitori con due figli a carico vedranno salire la spesa annua di 1.184 euro, quasi un terzo dei quali dovuto solo alla bolletta di luce e gas. Per una famiglia media, senza figli, il conto resta comunque sopra gli 871 euro l’anno.

Il contrasto tra i due dati racconta un’economia che avanza, ma non abbastanza da coprire il caro energia tornato a farsi sentire proprio nei mesi in cui i condizionatori hanno spinto i consumi elettrici verso nuovi massimi stagionali. Finché il rincaro del gas non rientra, la crescita del Pil rischia di restare più teorica che percepita nelle tasche delle famiglie.

Chi ha in scadenza il rinnovo del contratto luce o gas dovrebbe confrontare le offerte sul mercato libero prima dell’autunno: con l’energia regolamentata ormai oltre il 18% di rincaro annuo, restare fermi sul tutelato senza verificare le alternative può costare diverse centinaia di euro nei prossimi mesi.

Dati Istat diffusi il 1° settembre 2026 e commento dell’Unione Nazionale Consumatori, riportati da QuiFinanza.