Mercoledì il Brent è sceso verso 96,9 dollari al barile, dopo lo scatto a 107 di martedì mattina. Secondo Money.it, il calo coincide con una notizia da Teheran: il governo iraniano ha comunicato che gli Stati Uniti hanno risposto alla sua proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz. Ricevere una risposta non equivale a raggiungere un accordo.

Mercoledì Economix aveva descritto questo confronto come un’attesa: Washington doveva ancora rispondere. Ora la replica c’è, ma nessuno ne ha pubblicato il testo. L’ha annunciata la portavoce Fatemeh Mohajerani, e Abbas Araghchi, capo della diplomazia iraniana, l’ha ribadita al governo dopo il rientro dall’Assemblea generale dell’Onu.

Sul fronte dei prezzi, i numeri riportati da Money.it raccontano un’altalena di due giorni. Alle prime ore di martedì il Brent saliva del 2% fino a quota 107, mentre il Wti americano dell’1,88% fino a 94,3, per i timori di un blocco nei negoziati. In serata il Brent era già a 96,44 dollari, mentre il Wti valeva 90,59. Mercoledì il Wti si colloca poco sopra 91,7 dollari, con un rialzo dello 0,2%.

Il ribasso, dunque, non nasce da un’intesa. Il mercato ha reagito a un segnale di dialogo e a più greggio che lascia il Golfo Persico. Se i colloqui si fermassero di nuovo, lo scatto di martedì mostra con quanta rapidità il prezzo potrebbe risalire.

I dati sul traffico dicono che la normalizzazione è ancora parziale. Prima della chiusura del 28 febbraio 2026 lo Stretto vedeva transitare 125-130 grandi navi mercantili al giorno, con un flusso stimato tra 16 e 20 milioni di barili quotidiani, secondo Reuters che cita Kpler, PortWatch e Lloyd’s List Intelligence. Nell’ultimo fine settimana di settembre i satelliti ne hanno contate appena 17. Il weekend precedente erano 37.

Altre stime vanno nella direzione opposta. Fortune, che cita Tanker Trackers e l’analista Rory Johnston, scrive che l’uscita complessiva dal Golfo sarebbe raddoppiata nel giro di meno di quattro settimane, fino a un valore vicino ai 13 milioni di barili quotidiani. Alcuni convogli viaggiano con la scorta del comando centrale americano. Restano comunque ben sotto i livelli di prima della crisi.

C’è poi il nodo delle navi con i transponder spenti. Un’analisi di Kpler uscita in agosto stimava il greggio non tracciabile al 66%, nell’ultima settimana del memorandum tra Washington e Teheran, scaduto a metà agosto. Quando una parte così ampia del traffico non si vede, anche i conteggi satellitari vanno letti con prudenza.

Resta il canale che aggira lo Stretto. Dal 22 settembre l’Arabia Saudita ha riavviato l’oleodotto Est-Ovest, capace di 7 milioni di barili quotidiani, che porta il greggio a Yanbu, località affacciata sul Mar Rosso. Il ritmo per ora è ridotto: secondo le fonti di Reuters, il pieno ripristino richiederà da sei a otto settimane.

Per chi segue bollette e carburanti, il segnale da guardare nei prossimi giorni è il contenuto della risposta americana, se verrà reso noto. Fino ad allora il Brent sotto i 97 dollari è un prezzo di attesa, non di soluzione.

Secondo Money.it, articolo dell’Ufficio Studi pubblicato mercoledì 30 settembre 2026.