Le rinnovabili producono una quota sempre più ampia dell’elettricità in Italia, eppure le bollette non scendono di pari passo. La ragione sta nel modo in cui viene fissato il prezzo all’ingrosso dell’energia: a fissarlo è spesso la fonte più cara necessaria a coprire la domanda in un determinato momento della giornata, e quella fonte resta ancora il gas naturale.
Anche quando il fotovoltaico, l’eolico e l’idroelettrico coprono una parte importante della domanda, basta che il gas serva a colmare anche solo un’ora di fabbisogno perché il suo costo si trasmetta a tutto il prezzo di mercato. È un meccanismo tecnico, non un rincaro deciso da qualcuno. Il prezzo segue la fonte marginale, non la media delle fonti utilizzate.
L’Italia sconta poi una dipendenza particolare dalle importazioni di gas. Quando il prezzo internazionale sale, l’effetto arriva quasi subito sui costi pagati da famiglie e imprese. Secondo Energy Square, il think tank citato da Money.it nella sua analisi, questa dipendenza si somma al ritardo negli investimenti sulle rinnovabili e al bisogno di ammodernare le infrastrutture esistenti.
Aumentare il numero di impianti solari ed eolici non basterebbe da solo a risolvere il problema. Sole e vento producono energia in modo variabile: tanta in certe ore, poca in altre. Senza sistemi di accumulo capaci di trattenere l’energia in eccesso e restituirla nei momenti di picco, una parte del potenziale delle rinnovabili resta inutilizzata.
C’è poi la rete elettrica, progettata decenni fa per una produzione centralizzata in poche grandi centrali. Collegare migliaia di piccoli impianti distribuiti su tutto il territorio richiede una rete più flessibile, quindi nuovi investimenti nella trasmissione e nella distribuzione. L’Italia parte da una posizione favorevole, con una diffusione già ampia dei contatori intelligenti e un parco idroelettrico consolidato.
Pesa sul risultato anche il modo in cui i consumi finali utilizzano l’energia prodotta. Molti edifici italiani hanno ancora un isolamento termico scarso e impianti di riscaldamento alimentati a gasolio o metano. Elettrificare i consumi serve a poco se le case continuano a disperdere calore. Per questo il piano europeo punta anche sull’installazione di pompe di calore negli edifici, anche se gli interventi di riqualificazione richiedono ancora investimenti iniziali elevati.
Bruxelles vuole che entro il 2040 quasi la metà dei consumi energetici europei passi dall’elettricità, con una quota media del 46%, tagliando via via il ricorso a gas e petrolio in case, fabbriche e mezzi di trasporto. Perché il conto in bolletta scenda davvero serve muoversi su più fronti insieme: nuovi impianti a fonte pulita, una rete elettrica ammodernata, accumuli diffusi, case meno dispersive dal punto di vista termico e una fiscalità energetica ripensata.
Chi paga oggi la bolletta della luce non vedrà quindi un calo automatico man mano che crescono gli impianti rinnovabili. Il segnale da seguire nei prossimi mesi è il ritmo degli investimenti su rete e accumuli: è quello, più della potenza installata, a stabilire quando i costi più bassi della produzione rinnovabile arriveranno davvero in bolletta.
Dati e analisi ripresi da Money.it, che ha pubblicato l’articolo il 26 luglio 2026, con riferimento allo studio del think tank Energy Square.