L’OPEC+ ha deciso di alzare l’offerta petrolifera: 188.000 barili al giorno in più da settembre, la mossa che chiude la stagione dei tagli volontari aperta nel 2023. Lo riporta AGI: il cartello ha reso nota la scelta domenica, al termine di un incontro a distanza tra i sette Paesi che gestiscono le quote mensili.
Il pacchetto di tagli, deciso a cavallo tra il 2022 e il 2023 per arginare il calo dei prezzi del greggio, valeva quasi sei milioni di barili giornalieri suddivisi in tre fasi. Da inizio 2025 Arabia Saudita e Russia, insieme agli altri membri del gruppo ristretto, hanno rimesso gradualmente quei barili sul mercato.
I conflitti ancora aperti, dalle interruzioni ai carichi nel Golfo alla guerra tra Russia e Ucraina fino allo stop dei flussi kazaki, hanno reso gli aumenti mensili poco più che un annuncio. Sulla carta i barili in più c’erano. Sui listini l’effetto è stato quasi invisibile.
Prima della riunione, fonti interne al cartello avevano anticipato uno stop agli aumenti nell’ultimo trimestre dell’anno. Il comunicato di ieri non fa alcun cenno a un possibile blocco per ottobre-dicembre.
Secondo Jorge Leon, analista di Rystad Energy, società norvegese di consulenza sull’energia, il gruppo ha ormai smaltito il margine dei tagli volontari. La vera sfida adesso è gestire l’eventuale eccesso di offerta, se i flussi di esportazione tornassero alla normalità. Dopo aver riportato sul mercato tutti i barili tolti in precedenza, l’OPEC+ ha pochi motivi per affrettare altre mosse sull’offerta, secondo Leon. Lo scenario che considera più probabile è un fermo tra ottobre e dicembre, mentre il cartello si prepara alle trattative sulle quote 2027.
Nello stesso giorno si è riunito anche il comitato ministeriale che vigila sugli accordi. Ha rimarcato i rischi per gli impianti energetici colpiti dai raid di Stati Uniti e Israele contro l’Iran: le riparazioni richiedono tempo e risorse, e nel frattempo pesano sull’offerta disponibile.
Oltre a questo aggiustamento resta in vigore un altro strato di tagli da due milioni di barili giornalieri. Riguarda la maggioranza dei membri del gruppo dal 2022 e dovrebbe scadere solo a fine anno. Il cartello sta intanto misurando la capacità produttiva reale di ciascun Paese, un lavoro che servirà da base per fissare le quote del 2027.
Quel passaggio si annuncia complicato. Paesi come l’Iraq reclamano una fetta più ampia di quella attuale, e DNB Carnegie, banca d’affari scandinava, si aspetta trattative tese proprio su questo fronte, secondo i suoi esperti.
Il gruppo allargato conta 21 Paesi, tra i membri storici dell’OPEC e gli alleati guidati dalla Russia, anche se le decisioni mensili restano nelle mani di un nucleo di sette produttori. Gli Emirati Arabi Uniti sono usciti dal gruppo lo scorso maggio. La prossima riunione è già segnata in calendario, il 6 settembre, quando si discuteranno i volumi di ottobre.
Per chi guarda al prezzo alla pompa o alla bolletta del gas, il dato da seguire non è l’aumento di settembre, già scontato dai mercati. Conta di più la scelta sull’ultimo trimestre dell’anno, che il cartello non ha ancora sciolto. Un nuovo stop sosterrebbe i prezzi nei prossimi tre mesi, una nuova apertura li spingerebbe verso il basso.
Secondo quanto riportato da AGI, la decisione è stata comunicata dai Paesi OPEC+ domenica 2 agosto 2026.