A giugno il tasso annuo effettivo globale sui nuovi mutui per la casa si è fermato al 3,95%, un centesimo di punto sotto il 3,96% di maggio. Il dato riguarda il primo mese in cui si fa sentire, anche se solo in parte, la mossa sui tassi decisa dalla BCE il 17 giugno. Lo rivela Bankitalia nel rapporto mensile su banche e moneta, pubblicato oggi con i dati aggiornati a giugno 2026.

La spinta creditizia non si è fermata alle famiglie. Il credito complessivo al settore privato accelera al 3,3% annuo a giugno, dal 3,1% precedente. Per le famiglie l’aumento sale al 2,7%, un decimo in più rispetto al mese prima. Un aumento dei volumi non equivale però a un accesso al credito più semplice: importo concesso, criteri applicati dalle banche e costo finale per il cliente restano tre variabili distinte. Bankitalia nei mesi scorsi aveva già rilevato una maggiore prudenza degli istituti nella concessione dei finanziamenti.

Il trasferimento delle mosse della BCE ai mutuatari, però, richiede tempo. Il 17 giugno erano saliti tutti e tre i tassi di riferimento BCE: depositi al 2,25%, rifinanziamento principale al 2,40%, operazioni marginali al 2,65%. Nella riunione di luglio i tassi sono rimasti invariati. Cresce intanto la quota di chi sceglie un tasso fissato solo per il primo anno: dal 18,7% di maggio si passa al 19,9% di giugno, segno che le famiglie cercano di sfruttare la finestra attuale prima di capire dove si fermerà la banca centrale.

Il credito al consumo racconta una storia diversa. Il relativo tasso annuo effettivo globale si ferma poco sotto quota 10,33%, giù di appena quattro punti base dal 10,37% di maggio: chi finanzia un’auto o altre spese importanti continua comunque a pagare un conto a doppia cifra. Anche i prestiti alle aziende rallentano, al 3,2% annuo contro il 3,5% precedente, e sui nuovi prestiti le imprese pagano in media dal 3,67% al 3,70%. Il 4,38% è il tasso per i finanziamenti sotto un milione di euro, mentre sopra quella soglia si scende al 3,36%, uno scarto che pesa soprattutto sulle piccole e medie imprese.

Anche i depositi guadagnano terreno: a giugno il rialzo tocca il 2,8% annuo, contro il 2,7% del mese precedente, trainato soprattutto dalle obbligazioni bancarie vendute alla clientela, che balzano dal 4,1% al 6%. A remunerare la liquidità dei risparmiatori, però, il tasso medio sui depositi sale appena dallo 0,65% allo 0,67%: la remunerazione resta nettamente inferiore al costo medio dei nuovi prestiti.

Secondo la lettura di QuiFinanza, che ha ripreso oggi il report di Bankitalia, il credito prosegue la sua espansione senza che i mutui abbiano subito un rincaro immediato. Non significa che la stretta decisa a giugno dalla BCE sia stata già assorbita dal mercato dei mutui: significa solo che il trasferimento ai tassi bancari richiede più mesi per completarsi. Chi sta per firmare un mutuo nelle prossime settimane dovrebbe confrontare le offerte a tasso fisso e quelle a tasso variabile con un orizzonte di almeno un anno. È in quella finestra che si capirà se il 3,95% di giugno è un punto di arrivo o una tappa verso un nuovo rialzo.

Dati e cifre tratti dal report Bankitalia di giugno 2026, ripresi da QuiFinanza nell’articolo firmato da Donatella Maisto e pubblicato l’11 agosto 2026.