Il governo ha dato il primo passo verso la legge di bilancio per il 2027: venerdì 2 ottobre, in Consiglio dei ministri, è arrivato il sì al Dpfp, il documento programmatico sui conti pubblici. Il testo fissa il quadro macroeconomico; le singole misure restano ipotesi in discussione, non decisioni prese.

Secondo QuiFinanza, sul tavolo ci sono quattro direttrici. La prima riguarda l’Irpef: si valuta di portare l’aliquota del 33% anche ai redditi tra 40.000 e 50.000 euro, che oggi pagano il 43%. Per chi guadagna in quella fascia, l’effetto sarebbe un prelievo più leggero sulla parte alta dello stipendio.

La seconda è pensata per i giovani. Si ragiona su un’imposta piatta del 5% applicata solo agli aumenti di stipendio, battezzata “start tax”. QuiFinanza non indica quali soglie di età o di reddito varrebbero, quindi nessuno può ancora sapere chi ne beneficerebbe.

La terza ipotesi tocca i negozi, per i quali si valuta la cedolare secca sugli affitti, con alcune limitazioni non precisate. La quarta riguarda la casa. Si parte dal mantenimento dello sconto del 50% sulle ristrutturazioni delle abitazioni principali, mentre si studia di alzare l’Ecobonus al 65%, in particolare per i lavori di efficienza energetica.

Per leggere queste idee serve guardare i conti. Il governo chiede all’Europa margini di spesa extra per circa 14 miliardi di euro nel 2027 e altrettanti nel 2028: lo 0,3% del Pil va alla difesa e lo 0,3% all’energia, ogni anno. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che lo sforzo sulla difesa è stato ridimensionato rispetto ai propositi di qualche settimana fa.

I numeri del Dpfp sono questi. Il deficit dovrebbe restare sotto il 3% nel 2026, poi salire al 3,4% nel 2027 e al 3,3% nel 2028, prima di scendere al 2,4% nel 2029. Il debito, nel profilo tendenziale, sarebbe al 138,1% del Pil nel 2026 e al 138,6% nel 2027, poi in calo al 137,7% e al 136,3%.

Giorgetti ha precisato che i valori del 2027 e del 2028 vanno letti al netto dello scostamento per difesa ed energia. Togliendo quello 0,6% del Pil, il deficit scenderebbe sotto il 3%. Il ragionamento regge solo se Bruxelles concede davvero quello spazio, e per ora è una richiesta, non un via libera.

Pesano anche tassi di interesse, spread e inflazione. Il ministro ha chiesto che i target di spesa assegnati ai governi tre anni fa tengano conto di un’inflazione molto diversa da quella prevista allora, e ha detto che non è una richiesta di flessibilità aggiuntiva. Un margine così sottile rende improbabile che passino tutte e quattro le misure insieme.

Tra l’ipotesi e il testo definitivo, secondo QuiFinanza, passeranno mesi, e le misure potrebbero uscirne rimodulate. Chi ha lavori in casa da programmare o una busta paga vicina ai 40.000 euro farebbe bene ad aspettare: conviene seguire il testo della legge di bilancio quando arriverà.

Secondo QuiFinanza, articolo di Mauro Di Gregorio pubblicato venerdì 2 ottobre 2026.