La Legge di Bilancio per il 2027 non è stata ancora approvata, e le misure fiscali che circolano sono ipotesi, non decisioni. Money.it ne ha raccolto cinque, ciascuna con un autore o un costo stimato. Nessuna cambia oggi le tasse di nessuno: potrebbero cambiarle dal 1° gennaio, se arriveranno al testo finale.

La prima riguarda il ceto medio. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha rilanciato l’idea di allargare la fascia di reddito che oggi arriva a 50.000 euro, portandola a 60.000. Per quei 10.000 euro in più l’aliquota scenderebbe al 33%, rispetto al 43% attuale. Il vantaggio, se la misura passasse, crescerebbe con il reddito: secondo i conti riportati da Money.it, circa 100 euro per chi guadagna 51.000 euro e fino a 1.000 euro per chi supera i 60.000. Il costo stimato va da 2 a 2,5 miliardi.

La seconda è un’imposta piatta, la cedolare secca, con aliquota del 21% sugli affitti dei negozi. Le associazioni di categoria la chiedono da tempo e Leo si è detto aperto. L’obiettivo dichiarato è riportare sul mercato i locali sfitti e evitare che i centri storici perdano le loro botteghe. Varrebbe solo per i privati proprietari di locali accatastati C/1, con un limite di superficie tra i 250 e i 300 metri quadrati ancora in discussione. Costerebbe allo Stato circa 170 milioni l’anno, secondo la stima citata.

La terza interessa gli under 35. Si ragiona su un’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti di stipendio rispetto all’anno prima, estesa ai premi di produzione. Il piano prevederebbe anche sgravi sui contributi per le aziende che concedono gli aumenti e stabilizzano i giovani. Il testo non è stato pubblicato: resta da capire dove comincia e dove finisce l’incremento tassato al 5%.

La quarta è la tredicesima. Si parla di un’imposta sostitutiva del 15% al posto dell’Irpef, ma solo per i redditi fino a 15.000 euro, soglia che per ora è un’idea e non una norma. Il beneficio netto stimato è di 200-250 euro, per una spesa complessiva di circa 500 milioni. Money.it ricorda che l’idea circola da anni e compare nei provvedimenti che attuano la delega fiscale. Anni di discussione senza esito sono un dato da pesare quanto il costo.

La quinta è la più contesa: portare da 85.000 a 100.000 euro il tetto dei ricavi per restare nel regime forfettario, con imposta al 15% (5% per le startup). Qui l’ostacolo è doppio. La direttiva europea, scrive Money.it, autorizza l’Italia a fermarsi a 85.000 euro per la franchigia Iva. Senza il via libera di Bruxelles, la soglia più alta varrebbe forse solo per le imposte dirette, e chi incassa una cifra compresa fra 85.000 e 100.000 euro dovrebbe addebitare l’Iva in fattura, con più lavoro contabile. Money.it segnala anche il costo in minori entrate e giudica l’approvazione non facile.

Il filo che lega tutto è il costo. Il Ministero dell’Economia ha poco spazio di manovra per via dei vincoli europei del nuovo Patto di Stabilità, e per l’Irpef il governo starebbe valutando un riordino delle piccole detrazioni. Le cifre sopra sono stime riportate da Money.it e non risultano verificate da una fonte indipendente. Per le altre misure la fonte non indica da dove arriverebbero i fondi.

Per chi ha un reddito vicino a una di queste soglie, il momento utile è ottobre: ogni ipotesi sarà confermata, ridotta o caduta solo quando il testo della manovra sarà pubblico, e fino ad allora conviene non cambiare scelte su fatture, assunzioni o affitti sulla base di una promessa.

Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato mercoledì 30 settembre 2026.