Money.it ha ripercorso 67 anni di dati sulla curva dei rendimenti americana, lo strumento più citato per prevedere le recessioni. Dal 1960 al 2020 ha dato l’allarme prima di otto crisi su nove, ma nel 2022-2024 ne ha lanciato uno che l’economia non ha confermato. Oggi la sede newyorkese della Fed stima il rischio di recessione al 12,76%.
Il meccanismo è semplice. Si mette a confronto il titolo di Stato a dieci anni con quello a tre mesi: di norma chi presta per più tempo chiede di più, e quando accade il contrario la curva è invertita. Il test considera l’allarme acceso se lo spread scende sotto zero in almeno tre mesi su sei, e lo giudica corretto se una recessione parte entro 24 mesi. Il preavviso medio è stato di circa 9,6 mesi. L’unica crisi sfuggita è quella del 1960.
Il bilancio, però, è meno brillante di quanto sembri. Su dieci episodi di allarme, due erano falsi: il 1966-1967 e il 2022-2024. In quest’ultimo l’inversione è durata 25 mesi di fila da novembre 2022, e a maggio 2023 lo spread ha toccato circa -1,71 punti percentuali. Per maggio 2024 il modello della Fed di New York leggeva un rischio al 70,85%. La recessione non è arrivata.
Il modello trasforma lo spread in una probabilità che l’economia si trovi in recessione dodici mesi più tardi. Ottiene un AUC di 0,831, un indice che dice quanto bene separa i periodi a rischio da quelli tranquilli. Non va letto come l’83,1% di previsioni azzeccate. Fissando una soglia del 30%, su 120 previsioni mensili solo 50 hanno trovato un mese davvero recessivo: il 41,7%. E i mesi recessivi effettivamente colti sono stati il 52,6%.
Dal 2010 la situazione peggiora. Tutte le 32 previsioni sopra il 30% si sono rivelate falsi positivi. Il modello ha assegnato in media il 15% di probabilità, mentre i mesi recessivi veri sono stati circa l’1%. Il campione però contiene solo due mesi di recessione, entrambi legati alla pandemia, quindi Money.it invita alla prudenza: non si può dire con certezza che il modello abbia perso la sua capacità predittiva. Si può dire che le sue probabilità sono risultate poco calibrate.
Il dato di settembre 2026 è diverso. La differenza fra i due rendimenti è tornata positiva, a +0,955 punti percentuali, dopo la lunga inversione cominciata nel 2022. Il 12,76% sta molto sotto i massimi del 2023. Misura però solo come tassi ed economia si sono mossi insieme in passato. Non è una previsione che raccoglie tutti i dati macro, né una stima ufficiale della Fed sulla politica monetaria.
Per questo la curva va letta insieme ad altri segnali. La Sahm Rule scatta quando la media trimestrale della disoccupazione supera di mezzo punto il minimo dei dodici mesi precedenti, e serve più a riconoscere un deterioramento in corso che ad anticiparlo. Il Leading Economic Index del Conference Board è rimasto fermo a settembre 2026, con un +0,6% nei sei mesi terminati allora, dopo il calo del semestre precedente.
Chi segue i mercati può usare il 12,76% per capire quanta tensione c’è nel ciclo, non per decidere quando comprare o vendere. I prossimi dati su disoccupazione e Leading Economic Index diranno se il segnale più rassicurante della curva trova conferma nell’economia reale.
Analisi pubblicata da Money.it il 31 ottobre 2026, a firma di Gerardo Marciano, sui dati della Federal Reserve Bank di New York.